Emergenza Ucraina

In un contesto internazionale incerto e con indicazioni che si aggiornano con grande celerità, trasmetto questa circolare sugli sviluppi degli aiuti umanitari e sulle più recenti indicazioni pervenute a livello territoriale per affrontare l’eventuale arrivo di profughi ucraini.
1) AGGIORNAMENTO SULLE OPERE DI BENEFICENZA
Prosegue l’impegno della Caritas Italiana a sostegno della crisi in Ucraina. Il 9 marzo sono
stati stanziati altri centomila euro per gli interventi delle Caritas in zone di guerra, con misure che spaziano dall’accoglienza dei rifugiati agli aiuti materiali e psicologici.
Anche a livello diocesano si registra con gratitudine la generosità di tanti che, in una
settimana, hanno donato alla Caritas per la crisi umanitaria in Ucraina, 7500,00 euro.
Al momento restano valide le indicazioni fornite nella circolare dello scorso 3 marzo (prot. P 8/22), secondo cui la Caritas diocesana di Brindisi-Ostuni, come richiesto dalla Caritas
Italiana, accoglie esclusivamente offerte in denaro.
Coordinate bancarie per i versamenti:
Intestazione: Arcidiocesi Brindisi-Ostuni – Caritas Diocesana
IBAN: IT 18 S 03069 09606 1000 0017 6398
Banca: Intesasanpaolo
Causale: Emergenza Ucraina

N.B.

Coloro che volessero usufruire della deducibilità e detraibilità fiscale delle offerte potranno donare utilizzando direttamente il conto intestato alla Caritas Italiana onlus, come indicato sul sito istituzionale: www.caritas.it/home_page_archivio/come_contribuire/00000041_Dona_ora.html

Non mancano associazioni che raccolgono beni materiali per le zone interessate dal
conflitto. I parroci potranno indirizzare direttamente a costoro le persone che vorranno fare donazioni non economiche. Si tenga presente che, da una recente convocazione della Prefettura di Brindisi rivolta ai Sindaci della Provincia e ad alcune principali associazioni locali, all’Arcivescovo di Brindisi-Ostuni e alla Caritas diocesana (con conseguente comunicazione dell’8 marzo u.s.), è emersa questa indicazione prefettizia: «Eventuali raccolte di beni e di generi vari, alimentari e non, potranno essere realizzate, con il coordinamento dei comuni, per
sostenere l’accoglienza dei cittadini ucraini eventualmente ospitati sul territorio».

2) PRIME INDICAZIONI PER L’ACCOGLIENZA DI PROFUGHI UCRAINI
Per quanto riguarda la provincia di Brindisi (ma il discorso è assimilabile anche per i
Comuni della Diocesi sul territorio leccese e barese), la Prefettura, nella già citata comunicazione dello scorso 8 marzo, ha parlato di accoglienza: attraverso centri temporanei di accoglienza gestiti dalla Prefettura stessa (CAS) e attraverso il sistema SAI; «nonché utilizzando eventuali disponibilità di posti provenienti da istituzioni, associazioni o enti religiosi, che intendano farsi carico dei relativi oneri economici»; le eventuali disponibilità solidaristiche ad accogliere, eventualmente manifestate da privati […] devono essere considerate, per il momento, una soluzione residuale […]. In ogni caso è opportuno che le eventuali disponibilità da parte dei privati cittadini vengano raccolte da ciascun comune»; «È necessario che la presenza sul territorio di profughi, arrivati autonomamente o comunque al di fuori di canali istituzionali per essere ospitati da familiari o amici, venga tempestivamente comunicata alle competenti autorità dell’ASL e alla Questura di Brindisi. […]», anche
attraverso il supporto dei Servizi sociali del Comune.
A sua volta, la Caritas Italiana ha rimarcato la mancanza di linee chiare da parte del Governo
e la disomogeneità sulle indicazioni di accoglienza. Da qui l’apertura di un tavolo con il Viminale e la possibilità di coordinare iniziative di trasferimento di profughi.
Alla luce di queste novità, è possibile dare un criterio comune di intesa a livello diocesano,
cui è bene attenersi, chiedendo eventuali informazioni alla Caritas diocesana.

Sistema prefettizio
– La Diocesi ha concesso l’utilizzo dell’immobile “Casa del Sole” (Laureto), circa 100 posti
Enti religiosi e associazioni
– Strutture di proprietà di enti ecclesiastici (segnalare eventuali disponibilità alla Caritas diocesana, per aggiornare la Caritas Italiana)
– Oneri a carico di chi ospita
– Previsione di permanenza: medio-lungo periodo
– Accoglienza secondo il modello “Casa degli aquiloni” (Caritas diocesana – Migrantes):casa in affitto (condiviso) e inclusione sociale con rete di volontari parrocchiali
– Coordinamento con ASL, Questura e Comune
Privati cittadini
– Comunicano la disponibilità direttamente al Comune
– Le parrocchie possono essere “garanti” presso il Comune per alcune famiglie pronte ad accogliere profughi
– Oneri a carico di chi ospita; tenere presente che la permanenza potrebbe essere di medio- lungo periodo
– La Caritas parrocchiale, insieme ad altri operatori della parrocchia, possono sostenere le famiglie che accolgono profughi con aiuti materiali, mediazione culturale e inclusione sociale

È bene valutare con attenzione le proposte di accoglienza da parte di privati, perché non
sorgano fini di lucro a discapito dei profughi. Per questo la parrocchia può mettersi a disposizione delle autorità locali per segnalare l’eventuale presenza di stimati parrocchiani pronti ad accogliere, ma è bene che i privati cittadini si rivolgano direttamente al proprio Comune. Le parrocchie o gli enti ecclesiastici che intendono offrire la propria disponibilità
per ospitare profughi si rendano presenti direttamente alla Caritas diocesana, perché in futuro potranno attivarsi delle modalità di accoglienza anche tramite la Caritas Italiana. È compito del parroco sensibilizzare i fedeli all’accoglienza e al sostegno reciproco, per venire incontro ai profughi, ma anche a chi accoglie, nel dialogo con le istituzioni locali. Prima di avviare iniziative autonome, è bene confrontarsi sempre con la Caritas diocesana.

aggiornamento_accoglienza_profughi_ucraina_11_marzo_2022