
Si è svolta venerdì 6 Marzo nella Vicaria di San Vito Martire, la terza tappa della ‘’Peregrinatio Crucis 2026’’, presso la parrocchia di San Michele Arcangelo in San Michele Salentino, presieduta dal nostro Arcivescovo Giovanni Intini con i giovani e i giovanissimi delle Comunità parrocchiali di San Vito dei Normanni, San Michele Salentino e Carovigno.
L’accoglienza si è svolta in Piazza Dante, davanti all’antica Chiesa Madre, dove è stato presentato il tema dell’incontro: “Non da soli. C’è sempre una mano che ti rialza“.
La solitudine è un problema sempre più diffuso nella società moderna, in particolar modo nei giovani, per i quali può risultare difficile trovare conforto e sostegno nel mondo esterno, per questo è importante ricordare, attraverso incontri di preghiera, di ascolto e di condivisione, come quello della Peregrinatio Crucis, che Dio non ci lascia mai da soli.
Questo primo momento, è stato accompagnato dalla canzone “Credo negli esseri umani” di Marco Mengoni, come se fosse una preghiera che nasce dalla vita, un grido di speranza, per ricordare che occorre avere il coraggio di essere umani, il coraggio di accettare le fragilità umane, il coraggio di superare le fatiche della vita.
In processione da Piazza Dante si è giunti presso la sede parrocchiale e dopo il canto “Avrai cura di noi“, è stato proclamato il Vangelo di Luca (8, 40 – 56) in cui si intrecciano le storie della richiesta di aiuto a Gesù di un padre che teme di perdere la figlia dodicenne morente e di una donna sofferente da anni; proprio quando l’ostacolo sembra grande, Gesù entra nella sofferenza condividendola.

Un momento particolarmente intenso è stato quello della condivisione di tre testimonianze di esperienze legate a situazioni di difficoltà, tristezza e incertezza della vita, in cui la fede e la speranza in Dio hanno sostenuto il dramma che si stava vivendo con la luce della fede.
La prima testimonianza è stata quella di una giovane ragazza letta da Alessandra Primicerio, che ha raccontato dei suoi momenti di vita in preda alla solitudine, allo stato d’ansia, quindi della sensazione di sentirsi un fallimento, ma solo la forza di volgere lo sguardo a Gesù sulla croce ha fatto trovare conforto e comprensione. “Gesù è con noi, non ci abbandona, non si stanca delle nostre fragilità, è proprio in quei momenti di solitudine e di oppressione che lo senti vicino”.
La seconda testimonianza è stata quella di Pia Piccoli, una donna sposata con due figli, che ha perso il fratello in giovane età in un incidente stradale. Da quel triste episodio, tutto il mondo gli sembrava di aver perso di significato. Il dolore lancinante legato alla perdita l’accompagnava quotidianamente, fino al giorno in cui ricevette una telefonata da un sacerdote amico, che le portò conforto attraverso una frase “l’amore, quello vero, è capace di resistere a qualsiasi tempesta”. Da quel momento, Pia ha compreso che non è più sola nel dolore, il fratello continua a vivere nel suo cuore e la sua presenza continua ad esserci in altri modi.

La terza e ultima testimonianza è stata resa da Maria Recchia, catechista della Basilica Santa Maria della Vittoria di San Vito dei Normanni, che ha confidato le difficoltà che vive nel percorso di educatrice alla fede con i ragazzi a lei affidati, i quali sembrano sempre più interessati a un like sui social anziché a costruire un rapporto di fede con Dio. Nonostante tali difficoltà, con coraggio, prosegue il suo compito di testimone della fede, riponendo la fiducia in Dio sapendo che il “seme piantato con pazienza nel cuore dei giovani; è un seme che cresce in silenzio, fino a divenire un albero di vita“.
Successivamente dopo aver accolto la Croce, tutti i presenti sono stati invitati a scrivere su un foglietto una “croce” che stavano vivendo nella loro vita e, durante il canto “Re dei Re”, lo hanno deposto ai piedi della Croce. Successivamente ogni presente è stato invitato a prendere il biglietto contenente la sofferenza dell’altro; per comprendere che nel dolore non siamo da soli e che ci si può prendere cura gli uni degli altri.
A seguire sono state rappresentate scenograficamente, dai giovani della Vicaria, tre stazioni della Via Crucis.

Prendendo la parola l’Arcivescovo ha invitato tutti a tenere lontano dalle proprie esistenze il male della solitudine, ribadendo che non siamo da soli nel cammino della vita con queste parole:
“Cari ragazzi, quando vi sentite soli la soluzione non è collegarsi sui social, in cui si ha l’illusione di essere in rete con il mondo. Gridate la richiesta di aiuto, che non è certo segno di debolezza o fragilità. Anche Gesù ha vissuto un’esperienza di sofferenza con la croce, ma non è rimasto solo: ha ricevuto l’aiuto di Simone di Cirene, ha trovato conforto nell’amore della madre. Il significato della croce non deve essere collegato solo all’esperienza della sofferenza, perché Gesù sulla croce è con le braccia aperte e le mani inchiodate, segno di un amore profondo, una vita donata nell’atto di abbracciare il mondo intero, nell’intento di includere, mai di escludere”.

