
Sono 223, tra laici e presbiteri, i partecipanti al pellegrinaggio ad Assisi organizzato dall’Ufficio diocesano per la Pastorale del Turismo, Tempo Libero e Sport dell’Arcidiocesi di Brindisi-Ostuni, guidato dal direttore don Giovanni Prete. Il gruppo ha intrapreso questo cammino spirituale verso la città di san Francesco, luogo simbolo di fede e spiritualità.
Ieri sera l’Arcivescovo Mons. Giovanni Intini ha salutato i pellegrini giunti ad Assisi, raggiungendoli dopo aver preso parte al viaggio vissuto con le famiglie della diocesi a Loreto. Nel suo intervento ha invitato tutti a vivere il pellegrinaggio con uno spirito profondo di fede e di riflessione.

«Viviamolo con questo spirito, uno spirito proprio penitenziale. Vogliamo chiedere al Signore che dia a noi tutti la pace che dobbiamo regalare agli altri, la letizia del cuore e al mondo intero un po’ di serenità», ha detto, esortando ciascuno a portare nella vita quotidiana i frutti di questa esperienza spirituale. «Impegniamoci a fare quello che possiamo nel nostro piccolo. Noi non faremo miracoli ma cerchiamo di compiere il bene nel nostro ambiente».
Durante l’omelia, Mons. Intini ha poi richiamato il Vangelo in cui Gesù parla di Giovanni il Battista e della domanda rivolta ai discepoli: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento o un uomo vestito con morbide vesti?». La risposta, ha spiegato l’Arcivescovo, è chiara: Giovanni non è stato soltanto un profeta, ma «più che un profeta», colui che ha segnato la strada di Dio nella storia dell’uomo.
Da qui il riferimento alla figura di san Francesco, di cui i pellegrini hanno venerato le reliquie. «Allora potremmo dire: noi chi siamo venuti a vedere? Oggi che veneriamo le reliquie di san Francesco vediamo l’opera di un profeta. Francesco, nonostante la sua fragilità fisica, è stato una roccia: la roccia che ha puntato i piedi nella forza della Parola di Dio, quella parola sine glossa che salva il mondo».
L’Arcivescovo ha poi sottolineato come il cambiamento del mondo non passi dalla violenza. «Il mondo non lo si cambia con i missili, con la forza che stiamo vedendo usare in questi giorni di guerra. Il mondo lo potremo cambiare con la semplicità, come Francesco che è riuscito a parlare con i grandi del suo tempo e ha lasciato nella storia il segno della mitezza».
San Francesco, ha ricordato ancora Mons. Intini, è stato «un profeta della misericordia e dell’umanità di Cristo», capace di testimoniare con la sua vita la forza della semplicità evangelica. «Dio non fa rumore, Dio ama il silenzio delle cose semplici».
In un tempo segnato da tensioni e conflitti, l’Arcivescovo ha quindi invitato tutti a farsi portatori di un messaggio concreto di pace: «In questo tempo angosciante occorre portare al mondo la profezia della pace e, come ci ha invitato a fare Papa Leone, occorre realizzare dei laboratori di pace nelle nostre parrocchie».
Infine l’augurio rivolto ai pellegrini: «La benedizione di Francesco possa farci essere uomini e donne dalla testimonianza cristiana autentica».
Il pellegrinaggio rappresenta così un momento significativo di comunione e di crescita spirituale per la comunità diocesana, chiamata a vivere insieme un’esperienza di fede, preghiera e fraternità nel segno della pace e della semplicità evangelica.
