
Carissime sorelle e fratelli del popolo santo di Dio che è in Brindisi-Ostuni,
in questa Quaresima, che il Signore ci dona come tempo per una sincera conversione, vorrei condividere con voi qualche riflessione che serva come cammino comune per un rinnovamento personale e comunitario.
Questa riflessione non intende sostituire il primo messaggio che il Santo Padre ha offerto a tutta la Chiesa in questa Quaresima, ma vuole offrire qualche spunto di riflessione alla luce del cammino di Chiesa che stiamo compiendo.
Nonostante l’impegno delle nostre comunità per programmare il tempo di Quaresima, c’è da notare che «ad aspettare la Quaresima oggi sono in pochi. In un mondo occidentale profondamente materialistico molte festività e i periodi di preparazione a esse associati, che in passato erano carichi di una grandissima valenza simbolica e spirituale, sono stati svuotati di contenuto lasciando solo la propria “carcassa”. La Quaresima ne è un esempio»[1].
In una cultura come la nostra, estremamente edonistica, individualista e narcisista, suona stonato e fuori luogo parlare di conversione e tanto meno di privazione, digiuno o di pentimento e, tuttavia, la Quaresima è ancora un periodo liturgico estremamente ricco di possibilità per un attento monitoraggio della nostra vita.
Contrariamente a come appare, è un momento di gioia, di «radiosa tristezza»[2], perché è il momento opportuno per immergerci nell’amore di Dio che perdona, purifica, ridona vita e fa nuove tutte le cose. È il tempo ideale per conoscerci più a fondo, per capire dove “mettere mano” nella nostra vita; alla base di ogni conversione c’è la conoscenza di sé stessi e del proprio peccato, necessaria per disfarsi di tutto ciò che rallenta il cammino spirituale, perché convertirsi è riscoprire l’essenziale, il senso profondo dell’esistenza.
La Quaresima non è un tempo fine a sé stesso ma volge lo sguardo alla Pasqua; scrive a questo proposito un teologo orientale: «Quando uno parte per un viaggio, deve sapere dove va. Così è per la Quaresima. Anzitutto la Quaresima è un viaggio spirituale e la sua destinazione è la Pasqua, “la Festa delle feste”. È la preparazione al “compimento della Pasqua, la vera Rivelazione”. L’intera liturgia della chiesa è organizzata intorno alla Pasqua e perciò l’anno liturgico, cioè la successione di stagioni e feste, diventa un viaggio, un pellegrinaggio verso la Pasqua, verso la Fine, che è al tempo stesso il Principio: fine di tutto ciò che è vecchio, principio della vita nuova»[3].
Il titolo che ho voluto dare a questa riflessione, “Ritrovare la Via”, vuole già essere una indicazione del cammino da compiere. La Via non è una indicazione generica per dire che dobbiamo ritrovare la strada giusta smarrita, ma la Via richiama il nome con cui agli inizi dell’esperienza cristiana erano chiamati i discepoli del Risorto: i seguaci della Via. Infatti, così scrive l’evangelista Luca negli Atti degli Apostoli: «Saulo, spirando ancora minacce e stragi contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco, al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme tutti quelli che avesse trovato, uomini e donne, appartenenti a questa Via» (At 9, 1-2). Chiaramente, la Via allude a Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14, 6) e i discepoli si mettono alla sequela di Gesù vivendo il Vangelo che diventa via di salvezza.
Perciò, la quaresima è la grande occasione di ritornare alla Via, ritornare a Cristo per centrare la vita su di Lui e ritrovare l’orientamento essenziale per percorrere la via del Vangelo come opportunità di rinnovare le motivazioni della fede e veicolarle attraverso una limpida e matura umanità.
Per ritrovare la Via, vorrei proporre un cammino di conversione in tre passaggi che mi sembrano essenziali in questo tempo carico di incognite ma ricco di opportunità di testimonianza cristiana.
- Conversione battesimale
Riscoprire il battesimo potrebbe risultare una indicazione scontata e riduttiva, in realtà è il punto di partenza per ritrovare la Via e avviare un serio cammino di conversione.
Il Battesimo è il sacramento fontale; il punto di partenza per riscoprire e vivere coerentemente la nostra identità cristiana. È la fonte della corresponsabilità ecclesiale: ci introduce nella Chiesa come membri responsabili. È in esso che si radica l’esigenza di essere tutti evangelizzatori.
Dall’acqua e dallo Spirito Santo ogni persona rinasce come figlio di Dio e membro del Corpo di Cristo. Siamo spinti a vedere riflesso nel volto di ogni fratello e sorella il volto del Signore e a curvarci con amore su tutti i suoi bisogni, questo ci apre allo specifico della carità cristiana, che non è filantropia, ma apre la strada a una testimonianza efficace della fede e della speranza.
Siamo coscienti di questa realtà che abita la nostra vita? Siamo consapevoli della responsabilità che il battesimo comporta per la nostra vita quotidiana?
Purtroppo, dobbiamo constatare, con amarezza, che spesso anche noi, popolo santo di Dio ancora praticante, non sempre ci nutriamo a questa fonte e ne diamo chiara testimonianza, e tanti che oggi continuano a chiedere il battesimo per i figli lo fanno più come costume sociologico che come scelta di fede che li impegna sul piano dell’educazione della fede.
La quaresima, nella liturgia della Parola di quest’anno A, ci offre la grande opportunità di fare l’antico e sempre nuovo cammino catecumenale che segna la preparazione immediata dei catecumeni che riceveranno i sacramenti dell’Iniziazione cristiana nella Veglia pasquale.
Noi, che il battesimo l’abbiamo già ricevuto, abbiamo l’opportunità di rifare il cammino catecumenale per riscoprirne la bellezza e giungere, nella Veglia pasquale, alla rinnovazione delle promesse battesimali non come formale atto liturgico, bensì come occasione per impegnarci nuovamente a percorrere la Via.
Esorto tutte le comunità parrocchiali della nostra Arcidiocesi a prendere seriamente in considerazione l’opportunità di fare un serio cammino comunitario di conversione battesimale, creando con creatività pastorale dei momenti di ascolto della parola di Dio, di preghiera, di discernimento comunitario che gradualmente conducano alla Veglia pasquale per abbeverarsi nuovamente alle acque della vita ed essere rigenerati nella fecondità del battesimo, per una testimonianza cristiana autentica e adeguata al tempo storico che viviamo.
- Conversione sinodale
Dopo la chiusura della fase celebrativa del Sinodo delle Chiese in Italia, si corre il rischio di cedere alla tentazione di archiviare il Sinodo, soprattutto da parte di coloro che non l’hanno mai accettato in pieno. Invece, è necessario avviare la fase di ricezione di quanto è contenuto sia nel Documento finale della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione”, che Papa Franceso fece suo e propose a tutta la Chiesa come strumento di discernimento; e sia nel Documento di sintesi del Cammino Sinodale delle Chiese che sono in Italia “Lievito di pace e di speranza”, che è stato votato dalla Terza Assemblea Sinodale il 25 ottobre 2025.
Questi due riferimenti essenziali, che è bene conoscere come orientamenti del cammino ecclesiale, saranno integrati dalle indicazioni pastorali che, come Vescovi italiani, offriremo, dopo l’Assemblea generale della CEI, il prossimo mese di maggio.
Tuttavia, i documenti da soli non bastano né tantomeno è sufficiente accoglierli come semplice strumento pastorale, ma è necessario avviare un serio cammino di conversione e educazione a una mentalità sinodale. Di qui il mio invito ad avviare una fase di conversione sinodale approfittando del tempo di Quaresima, tempo particolarmente adatto all’ascolto dello Spirito Santo, che attraverso la Parola di Dio, assiduamente ascoltata e generosamente accolta, può innescare processi di conversione ecclesiale.
Invito le comunità parrocchiali a fare dei veri e propri esercizi di sinodalità negli organismi di partecipazione e nell’impostazione delle relazioni parrocchiali, anche per delegittimare le forme di potere antievangelico che si annidano nelle nostre comunità, e non solo nell’agire dei presbiteri ma anche di tanti laici che concepiscono la vita ecclesiale in termini di potere e di confini da proteggere, infliggendo così una dura ferita alla comunione ecclesiale.
Lo stile sinodale non è un optional ma è quanto lo Spirito Santo sta chiedendo alla Chiesa del nostro tempo, per restare fedele all’annuncio del Vangelo in un mondo che cambia.
Mi sembra che le parole di Papa Leone XIV risuonino chiare e indicative della direzione del cammino della Chiesa:
Regola suprema, nella Chiesa, è l’amore: nessuno è chiamato a comandare, tutti sono chiamati a servire; nessuno deve imporre le proprie idee, tutti dobbiamo reciprocamente ascoltarci; nessuno è escluso, tutti siamo chiamati a partecipare; nessuno possiede la verità tutta intera, tutti dobbiamo umilmente cercarla, e cercarla insieme. Proprio la parola “insieme” esprime la chiamata alla comunione nella Chiesa. Papa Francesco ce lo ha ricordato anche nel suo ultimo Messaggio per la Quaresima: “Camminare insieme, essere solidali, questa è la vocazione della Chiesa. I cristiani sono chiamati a fare strada insieme, mai come viaggiatori solitari. Lo Spirito Santo ci spinge ad uscire da noi stessi per andare verso Dio e verso i fratelli, e mai a chiuderci in noi stessi. Camminare insieme significa essere tessitori di unità, a partire dalla comune dignità di figli di Dio”[4].
Non possiamo consentire che l’io prevalga sul noi e generi personalismi, campanilismi e atteggiamenti di potere e autoreferenzialità che non consentono relazioni autentiche e fraterne, e finiscono per allontanare tante persone, soprattutto giovani, dalle nostre comunità.
Un serio discernimento richiede libertà interiore, umiltà, preghiera, fiducia reciproca, apertura alle novità e abbandono alla volontà di Dio. Non è mai affermazione di un punto di vista personale o di gruppo, né si risolve nella semplice somma dei pareri individuali (cf. Documento finale, 26 ottobre 2024, n. 82).
Convertiamoci a una mentalità sinodale!
- Conversione personale
«Tu hai stabilito per i tuoi figli un tempo di rinnovamento spirituale perché si convertano a te con tutto il cuore e, liberi dai fermenti del peccato, vivano le vicende di questo mondo sempre rivolti ai beni terreni» (Prefazio II di Quaresima).
Sul piano della vita personale la Quaresima esige «quel cambiamento intimo e radicale, per effetto del quale l’uomo comincia a pensare, a giudicare e a riordinare la sua vita, mosso dalla santità e dalla bontà di Dio, come si è manifestata ed è stata a noi data in pienezza nel Figlio suo»[5]. È l’invito a crescere nella conoscenza del mistero di Cristo e di testimoniarlo con una degna condotta di vita (cf. Colletta, I domenica di Quaresima).
La Quaresima è il tempo favorevole per un serio e attento discernimento personale per mettere ordine nella nostra vita, a partire dall’indicazione venuta da Gesù stesso: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16, 24).
Senza la liberazione dall’idolatria di sé stessi, la sequela di Cristo risulta infruttuosa, perché costruita su un amore disordinato e ripiegato su di sé. La richiesta di Gesù può suonare come una mortificazione per la persona umana, in realtà, a pensarci bene, la vera mortificazione per noi avviene quando ci chiudiamo nel nostro egoismo e lasciamo operare la nostra forza egocentrica. Mentre quando ci rinneghiamo, in senso evangelico, non facciamo altro che dispiegare le nostre migliori energie per vivere la gratuita e sovrana libertà dell’amore, che ha in Cristo il suo modello.
Il clima culturale che viviamo spesso condiziona e determina tanti nostri atteggiamenti, per cui abbiamo bisogno di vigilanza, innanzitutto su noi stessi, sulla nostra vita, sulle scelte che facciamo. Vigilare perché non cadiamo nel sonno della coscienza, che abbassa le nostre difese immunitarie spirituali e ci apre ad atteggiamenti che ci allontanano dal Vangelo e rendono possibili tanti compromessi che ci rendono opachi e ambigui nella testimonianza della vita.
Vigilare sul nostro cuore è fondamentale, perché come insegna Gesù nel Vangelo, è dal cuore che vengono fuori tante scelte e atteggiamenti cattivi. Un cuore alla deriva ci priva di quell’equilibrio e quella compostezza che rendono tutta la nostra vita orientata a una saggia prudenza, a una solida giustizia, a una fortezza disarmata e a una coraggiosa temperanza.
Un cuore vigilante non si sottrae alla responsabilità personale; le parole di Gesù: «A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più» (Lc 12, 48), non sono una minaccia ma un invito a saper rendere conto dei doni ricevuti, delle scelte maturate, delle responsabilità esercitate. Questo perché come battezzati siamo chiamati ad essere sale della terra e luce del mondo, dalla nostra consapevole responsabilità personale nasce la qualità delle nostre relazioni.
Se oggi dobbiamo spesso constatare la scarsa qualità delle nostre relazioni, inquinate di individualismo, egoismo, voglia di prevalere sugli altri, esasperata possessività e abuso di potere è perché ci manca la consapevolezza della verità di noi stessi e il senso di una giusta responsabilità personale.
Per questo non possiamo sottrarci a un rigoroso esame di coscienza che in ascolto della voce dello Spirito Santo, sotto l’autorità della Parola di Dio, ci aiuti a fare verità sulla nostra vita per imparare a vederla con gli occhi di Dio che se da un lato sa cogliere i limiti, le fragilità, i peccati degli uomini, dall’altro li sa curare versando «sulle sue ferite l’olio della consolazione e il vino della speranza» (Prefazio Comune VIII).
Vigilanza e responsabilità preparano la strada a una genuina e trasparente partecipazione, necessaria per vincere il rifugio nel privato, l’isolamento e la solitudine che attraversano il nostro vivere sociale.
È urgente rifare il tessuto logoro delle nostre comunità; l’essere comunità ha bisogno di ritrovare la sua bellezza generativa. Questo, però, non è possibile senza una solida formazione alla responsabilità e alla vigilanza personale. Personalità equilibrate, responsabili, solide dal punto di vista interiore potranno dare un contributo autorevole alla vita comunitaria a tutti i livelli e vivere una partecipazione orientata al bene e alla crescita comune.
La Quaresima è il tempo giusto per rimettere mano alla nostra vita, per fare verità e capire a quale tesoro è legato il nostro cuore (cf. Mt 6, 21); è l’occasione per cercare o ritrovare il centro di gravità permanente: Cristo Signore, che dà stabilità, equilibrio e armonia alle nostre vite.
Non facciamo opposizione allo Spirito di Dio che ci invita alla conversione battesimale, sinodale e personale.
- Quaresima cammino di pace
Attingendo alla sapientia cordis del Venerabile Don Tonino Bello vorrei offrire un ultimo spunto di riflessione. Negli scritti Quaresimali del 1986, Don Tonino proponeva la quaresima, itinerario verso la Pasqua, come occasione per riflettere sulla pace intesa come cammino e scriveva:
Dal deserto del digiuno e della tentazione fino al colle del cranio (salvo una piccola sosta sulla cima del Tabor), la pace passa attraverso tutte le strade scoscese della quaresima. E quando arriva ai primi tornanti del Calvario, non cerca deviazioni di comodo, ma vi si inerpica fino alla Croce. Si, la pace, prima che traguardo, è cammino. E per giunta, cammino in salita. Vuol dire, allora, che ha le sue tabelle di marcia e i suoi ritmi. I suoi percorsi preferenziali e i suoi tempi tecnici. I suoi rallentamenti e le sue accelerazioni. Forse anche le sue soste. Se è così, occorrono attese pazienti. E sarà beato, perché operatore di pace, non chi pretende di trovarsi all’arrivo senza essere mai partito. Ma chi parte. Col miraggio di una sosta sempre gioiosamente intravista, anche se mai (su questa terra, s’intende) pienamente raggiunta[6].
Che la nostra Quaresima sia un cammino di conversione e di pace!
Brindisi, 14 febbraio 2026
Festa dei Santi Cirillo e Metodio
Il Vescovo Giovanni
[1] M. El Meskin, Ritrovare la strada, Qiqajon.
[2] G. Climaco, La scala del paradiso, Città Nuova.
[3] A. Schmemann, Quaresima: in cammino verso la Pasqua, Qiqajon.
[4] Leone XIV: Omelia della Santa Messa in occasione del Giubileo delle Équipe Sinodali e organi di partecipazione in https://press.vatican.va/salastampa/it/bollettino/pubblico/2025/10/26/0796/01423.html.
[5] Paolo VI, Costituzione apostolica Poenitemini, 17 febbraio 1966, AAS 58 (1966), p.119.
[6] A. Bello, Omelie e scritti quaresimali, La Nuova Mezzina, 2015, Molfetta, 313-314.
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