
La giornata del 20 febbraio segna profondamente il popolo mesagnese: nel lontano 1743 Mesagne, come tutto il Salento, è stata colpita dal terribile terremoto, detto “di Nardò”, che distrusse intere città. I mesagnesi, però, furono preservati dalla strage e riconobbero in questo l’intercessione della Vergine del Carmelo, Patrona del paese già dal 1651. Da allora, la cittadinanza si ritrova attorno alla sua Protettrice ogni anno per ringraziare il Signore per quello e per tutti gli eventi in cui Maria Santissima si è mostrata come segno di salvezza e liberazione.
La festa del Patrocinio della Madonna del Carmine, però, diventa occasione anche per riflettere comunitariamente sull’andamento della Città, con uno sguardo ampio che abbraccia e unisce fede e cittadinanza. Proprio su questo aspetto l’Arcivescovo Mons. Giovanni Intini, nella Celebrazione Eucaristica conclusiva dei festeggiamenti, ha voluto concentrare la sua riflessione omiletica partendo dalla lettera di San Paolo Apostolo ai Filippesi (cfr. Fil 1,27).
«L’apostolo ricorda che il cristiano è cittadino e come cittadino deve essere degno del Vangelo di Cristo. Questo significa che per noi cristiani testimoniare il Vangelo di Cristo significa essere cittadini esemplari, impegnati, responsabili, non quelli che pensano che vivere la fede cristiana sia soltanto fare un giro in sacrestia», ha affermato l’Arcivescovo, «quindi non è vero che il cristiano si deve disinteressare dei problemi della società perché il suo impegno è quello di pregare; il cristiano si interessa dell’impegno sociale della comunità proprio perché si alimenta dell’Eucaristia». Il cristiano vive nell’oggi e il Vangelo lo porta al coraggio di una ribellione morale a tutte le ingiustizie che si manifestano nella società. È importante sottolineare, in riferimento alla ribellione morale del cristiano, che nel 1749 i mesagnesi ebbero il coraggio, ricorrendo alla loro singolare Patrona e portando la sua venerata immagine per le strade del paese come simbolo di libertà, di insorgere contro il sistema di governo opprimente, chiuso e conflittuale del feudatario Barretta, dimostrando così una devozione che si traduce – e ancora oggi può e deve tradursi – in maniera del tutto naturale in una cittadinanza attiva.

Non sono mancati riferimenti ai recenti fatti di cronaca riguardo lo spaccio di sostanze stupefacenti nel territorio, con un pensiero particolare ai giovani, spesso vittime della malavita che li rende schiavi con la droga perché tutt’altro vuole che giovani che vivono progettualmente la propria vita. Qui un forte invito alle Parrocchie della Vicaria, affinché siano «i primi avamposti dove c’è questa resistenza morale», in collaborazione con tutte le realtà che sul territorio vogliono fare rete per opporsi al malaffare, alle logiche malavitose. Proprio dinanzi a questa realtà la comunità ecclesiale mesagnese dovrebbe ricorrere ancora una volta alla sua Protettrice, mostrandola a tutti quale Madre e Sorella che può liberare anche dalle moderne schiavitù che opprimono i nostri giovani, poiché Ella è portatrice della vera Libertà, che è Cristo.
In questa festa del Patrocinio 2026, quindi, a tutta la cittadinanza – comunità ecclesiale e civile – il vescovo Giovanni ha indicato Maria come esempio in tal senso: proprio per la devozione a Lei possiamo riscoprire la responsabilità di essere credenti senza sé e senza ma, di essere uomini e donne nutriti dalla Parola di Dio, che celebrano l’Eucaristia e che portano nel mondo i fermenti del Vangelo, perché la nostra società possa essere una società trasparente, legale, pronta al dialogo, in cui non ci sia una logica di contrapposizione ma di crescita comune, pur nelle diverse opinioni. Il cristiano, proprio perché si nutre della Parola e del Pane di vita, è chiamato in prima persona a dare il suo contributo anche nella società civile, affinché si edifichi un mondo giusto e fraterno, mettendo in pratica l’insegnamento evangelico, proprio come ha fatto la Vergine Maria.
Francesco Maria Facecchia

