Le comunità neocatecumenali dell’Arcidiocesi di Brindisi-Ostuni ricordano Carmen Hernández

Fede, missione e speranza nel decimo anniversario della sua morte

 

VEGLIE (Lecce) – Una partecipata e solenne celebrazione eucaristica ha segnato la serata di domenica 19 luglio 2026 nel piazzale antistante il Municipio di Veglie, dove le comunità del Cammino Neocatecumenale dell’Arcidiocesi di Brindisi-Ostuni si sono ritrovate per commemorare il decimo anniversario della morte di Carmen Hernández, avvenuta a Madrid il 19 luglio 2016.

La Santa Messa è stata presieduta dall’Arcivescovo di Brindisi-Ostuni, Mons. Giovanni Intini, e concelebrata da numerosi sacerdoti della diocesi. Su invito dell’Arcivescovo hanno preso parte all’evento le comunità neocatecumenali presenti nei territori di Veglie, Brindisi, Ostuni e Carovigno, dando vita a un intenso momento di comunione ecclesiale e di preghiera.

 

Al centro dell’omelia di mons. Intini la riflessione sul Vangelo della XVI Domenica del Tempo Ordinario. L’Arcivescovo ha invitato i fedeli a un profondo esame di coscienza, riprendendo la parabola del grano e della zizzania. Ha sottolineato come spesso si sia portati a considerare se stessi “il seme buono” e gli altri “la zizzania”. In realtà, ha ricordato, ciascuno porta dentro di sé fragilità e limiti, e proprio per questo è chiamato a lasciarsi trasformare dalla misericordia di Dio.

«I tempi di Dio – ha evidenziato – non coincidono con i nostri. La Parola ci insegna che il Signore è paziente e indulgente: anche alla zizzania viene concesso il tempo della conversione affinché possa diventare grano buono, mentre al grano è affidato il compito di discernere continuamente il bene dal male e di rimanere saldamente radicato nel bene».

L’Arcivescovo ha poi richiamato la testimonianza di Carmen Hernández, sottolineando come la sua opera, insieme a Kiko Argüello, nelle baracche di Palomeras Altas, alla periferia di Madrid, rappresenti ancora oggi un modello di evangelizzazione. «Davanti a una situazione di povertà assoluta – ha spiegato mons. Intini – verrebbe spontaneo pensare che la prima risposta sia offrire denaro o cibo. Carmen e Kiko, invece, ci hanno insegnato una verità fondamentale: il riscatto integrale dell’uomo passa anzitutto attraverso la restituzione della sua dignità di figlio di Dio». Da qui la scelta di annunciare il kerigma, il primo annuncio della fede cristiana, portando la Parola di Dio a uomini e donne segnati dall’emarginazione affinché ciascuno possa riscoprire la propria vocazione e il disegno originario di Dio sulla sua vita.

Un messaggio che si è tradotto in un forte invito alla perseveranza nella fede e nel seguire il Vangelo, descritto come il seme che Dio continua a seminare nei solchi della storia secondo un disegno che spesso supera la comprensione umana.

 

 

Al termine dell’omelia, la celebrazione ha assunto anche una forte dimensione missionaria. L’équipe dei catechisti itineranti per il Salento, composta da Rino e Cristina Petruzzelli e don Alessandro Giglio, ha presentato all’Arcivescovo due giovani coppie di sposi che hanno accolto la chiamata ad annunciare il Vangelo in terra di missione.

Si tratta di Daniele e Marta Buongiorno, della terza comunità neocatecumenale della parrocchia Cuore Immacolato di Maria, quartiere Perrino di Brindisi, inviati in Lituania, e di Simone e Miriam Romanelli, della terza comunità della parrocchia San Luigi Gonzaga di Ostuni, destinati alla Macedonia del Nord.

Mons. Giovanni Intini ha impartito la sua benedizione ai quattro giovani missionari, affidando il loro cammino alla protezione del Signore e incoraggiandoli a vivere la loro vocazione con entusiasmo e fedeltà.

Nel suo saluto finale, l’Arcivescovo ha esortato le due famiglie a proseguire con coraggio il loro percorso di evangelizzazione, rimanendo sempre fedeli al Vangelo e consapevoli che la missione nasce dall’incontro personale con Cristo e dall’annuncio della sua Parola.

La celebrazione di Veglie, resasi possibile grazie all’accoglienza offerta dai fratelli della parrocchia Ss. Giovanni Battista e Irene e dal responsabile delle comunità neocatecumenali Giovanni Caldararo, ha rappresentato non solo il ricordo di una figura che ha lasciato un segno profondo nella vita di migliaia di comunità cristiane, ma anche un’occasione per rilanciare la dimensione missionaria della Chiesa e rinnovare l’impegno a vivere il Vangelo nella quotidianità. Un messaggio di speranza, conversione e fiducia nell’opera di Dio che continua a seminare il bene nella storia attraverso uomini e donne disponibili a mettersi al servizio dell’annuncio cristiano.

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Nel corso della celebrazione è stato ricordato anche il profilo umano e spirituale di Carmen Hernández Barrera, catechista e missionaria spagnola, co-iniziatrice del Cammino Neocatecumenale insieme a Kiko Argüello. Nata a Ólvega il 24 novembre 1930, Carmen ha dedicato l’intera esistenza all’annuncio del Vangelo e alla formazione cristiana, contribuendo alla diffusione del Cammino Neocatecumenale in numerosi Paesi del mondo. Nel 2022 la Chiesa ha aperto ufficialmente la sua causa di beatificazione, conferendole il titolo di Serva di Dio. Il 2 giugno 2026 si è chiusa la fase diocesana presso il Giardino del Seminario Redemptoris Mater di Madrid con una celebrazione presieduta dal Cardinale José Cobo Cano, Arcivescovo di Madrid, ora gli atti sono stati inviati al Dicastero per le Cause dei Santi a Roma.