Un corpo a corpo per contrastare l’analfabetismo affettivo

Parole come ruolo di genere, disforia e identità sessuale. Ma anche desiderio, relazionalità e affettività. Sono alcuni dei temi risuonati
sabato scorso nelle aule del centro parrocchiale San Vito di Brindisi.
Un luogo insolito per affrontare argomenti che di primo acchito sembrano scomodi e scottanti. Per una Chiesa che vuole parlare concretamente alla società di oggi, è pero essenziale, e la consulta di pastorale giovanile dell’arcidiocesi di Brindisi- Ostuni lo ha capito bene. Ascoltando le richieste di chi è in prima linea accanto a giovani e adolescenti, ha organizzato il meeting «Corpo a corpo, sessualità 4.0”», opportunità formativa in cui ha creduto molto il responsabile dell’ufficio don Giorgio Nacci. Una platea variegata di oltre duecento educatori di adolescenti e giovani: animatori di oratorio, catechisti, insegnanti, preti e suore. Età e ruoli diversi, ma in comune la determinazione ad essere accanto ai ragazzi, abbattendo ogni tabù.
Nessuna tavola rotonda introduttiva: i presenti si sono divisi in quattro focus group, toccando una serie di aspetti educativi concatenati. Partendo da temi come sexting e revenge porn, la pedagogista Barbara Alaimo ha guidato i partecipanti a capire che quanto succede online è immateriale, ma si riflette su persone reali. «La dimensione virtuale è una stanza dell’esistenza come le altre, e nella sfera della sessualità, la sua distanza con il reale non è poi cosi netta come pensavo» è stata la riflessione di Erika, volontaria parrocchiale di 24 anni. Lo psicoterapeuta Martino Nardelli ha proiettato gli educatori nella galassia di emozioni e desideri, incoraggiando a strutturare le realtà pastorali come luoghi di condivisioni di vissuti ed esperienze.
«Ho fatto la scelta di essere un educatore perché mi ritengo una persona empatica – dice Giovanni, 26 anni -. Voglio esserlo ancora di più, migliorando nella capacità di ascolto individuale e di gruppo, senza smettere di chiedermi cosa e come fare per essere un interlocutore credibile degli adolescenti. Non devono essere semplici domande, ma spunti di uno “stile educativo”». Alcuni dei presenti pensavano che la teologia morale fosse una disciplina astrusa e lontana della realtà. Si sono invece ricreduti dopo aver partecipato ai laboratori guidati da due docenti di questa materia: Gaia De Vecchi e don Roberto Massaro. I lavori di gruppo hanno affrontato questioni come l’inclusione delle persone nella realtà parrocchiale. A volte si pensa di poter fare poco, ci si spaventa, forse si prova imbarazzo, ritenendo sia campo di qualcuno più in alto in grado, come parroci e vescovi. Accompagnare, discernere e integrare le fragilità sono invece compiti alla portata di tutti. «Quante idee, spunti e piste educative ci possiamo inventare per essere davvero una comunità cristiana inclusiva. L’accoglienza è davvero un invito per tutti.» ha detto al termine del focus group Cristina, una giovane catechista.
Presenza premurosa e discreta durante i lavori è stata quella dell’arcivescovo Giovanni Intini. Significativo il suo breve intervento: «Siamo un corpo in azione: impariamo l’alfabeto della comunicazione attraverso il corpo e la sessualità, combattendo un analfabetismo affettivo che toglie umanità alle nostre vite».

GIOVANNI VEGGIOTTI

Articolo pubblicato su Avvenire di Mercoledì 18 ottobre 2023

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