Gli Aristogatti del Perrino

Chiedilo a Don Piero, cioè non lo devo chiedere a Don Piero ma agli Aristogatti, e con questa storia della quarantena per tutti a chi lo chiedo se conosco solo lui? #Cambialatuavitaconunclicktorna per un’edizione straordinaria e voglio raccontarti una storia di speranza e generativa, che in questi giorni ne abbiamo bisogno tutti, anche io. Come recitano gli slogan dell’8×1000 “C’è un paese che sa ancora provare meraviglia” e che “Riconosce la bellezza nascosta e quella dimenticata”. Gli Aristogatti è un progetto finanziato con i fondi dell’8×1000 per la Chiesa Cattolica. Devo per forza suddividere il mio racconto in paragrafi ricorrendo alla regola delle 5 W, perché quella con Don Piero è stata una chiacchierata stream of consciousness, che Joyce scansate proprio!

Il progetto Gli Aristogatti è stato presentato domenica 1 marzo nella chiesa della Parrocchia Cuore Immacolato di Maria a Brindisi. Sicuramente hai visto le foto postate dal sindaco di Brindisi, Riccardo Rossi. Ma dietro le foto istituzionali c’è ancora un’altra storia, quella dell’incontro dei ragazzi con i Boomdabashche c’è stato, ed è stato pure molto bello perché pure loro sono generativi. Già si parlava di Coronavirus quindi io sono rimasta a casa. Nella lunga chiacchierata Don Piero mi ha detto che ha apprezzato tutti i consigli dei Boomdabash per la presentazione e soprattutto per il futuro del “Lab-oratorio musicale”.

Who? Chi sono Gli Aristogatti

Gli Aristogatti sono: Don Piero, 12 ragazzi e i docenti di musica, Alessandro Muscillo (Basso), Fabio Palmisano(Batteria), Carlo Gioia (Tastiere), Lorenzo Valentino (Chitarra). Fondamentale la collaborazione con l’associazione culturale “G. Frescobaldi” di Brindisi, riconosciuta a tutti gli effetti come scuola di musica. Perché proprio questa associazione? Beh, Don Piero da ragazzo aggiustava i merletti in chiesa, da grande ha deciso di imparare a suonare uno strumento e ha frequentato i corsi della Frescobaldi (per la serie “Non è mai troppo tardi!”). Tra tutti Gli Aristogatti, Alessandro Muscillo è il docente che più conosce i metodi della musica d’insieme e solitamente gli ultimi 15 minuti della lezione sono proprio dedicati a questa attività. Il Lab-oratorio Aristogatti non è una scuola di musica per solisti! Ah, piccolo dettaglio non insignificante: i 12 ragazzi non hanno scelto di partecipare al progetto ma sono stati “costretti”.

What? Cosa sono Gli Aristogatti

Le finalità del progetto coinvolgono tutta la comunità che si pone in ascolto dei ragazzi. Cioè è una vera e propria metafora per la parrocchia, usando le parole di Don Piero, perché i più grandi ascoltano dai ragazzi non solo quello che fanno insieme, ma addirittura come funziona uno strumento! L’ en-plein sarebbe proprio vedere adulti e ragazzi insieme, magari genitori e figli. Il quartiere Perrino di Brindisi è in periferia, e come tutte le periferie è dimenticato dal resto del mondo, e qui mi torna in mente la musichetta della pubblicità dell’8×1000, con la voce del tizio che racconta storie di rinascita, perché tra le finalità del progetto c’è anche contrastare le povertà educative e culturali,incoraggiare i ragazzi a scoprire i propri talenti e offrire a tutta la comunità una sala musica attrezzata.

When? Quando sono nati Gli Aristogatti

Gli Aristogatti è la storia di un progetto fortemente voluto da Don Piero. E’ stato presentato al concorso “Tuttixtutti” ma non ha vinto e Don Piero non si è dato per vinto. I preti una ne pensano e cento ne fanno, infatti ha pensato al finanziamento della Caritas. Il progetto è stato completamente finanziato a giugno 2019. Caritas (come ha voluto sottolineare Don Piero) non è solo il pacco o il pasto caldo, oggi la povertà è culturale, educativa. Le persone che si rivolgono alla Caritas non devono solo essere aiutate ma devono essere valorizzate. La Caritas oggi non può più essere “assistente” ma “sussistente”.

Where? Dove sono nati Gli Aristogatti

A circa 1 km dalla parrocchia, c’è l’oratorio, che non è un luogo ideale per un progetto di questo tipo. Infatti è stata allestita una stanza del complesso parrocchiale, i lavori sono andati avanti per un bel po’ di tempo, rispettando tutte le normative vigenti. Perché l’Italia è una repubblica fondata sulle carte! L’inaugurazione era prevista per il mese di settembre, poi è successo qualcosa che ha fermato tutto, non solo i lavori, ma la vita del quartiere, del Perrino. Quando succedono fatti così gravi la vita all’improvviso si ferma, come quando c’è il giallo che acceleri, ma due istanti prima scatta il rosso, e premi il piede sul freno. Poi pian piano torna tutto alla normalità. A dicembre sono iniziate le lezioni di musica. Ho dimenticato di dirti una cosa molto importante: gli strumenti sono stati acquistati grazie alla generosità dei parrocchiani. Inoltre i costi della docenza sono garantiti per un biennio dai fondi 8xmille della Chiesa Cattolica, assicurando in questa maniera un sostegno ai quattro giovani docenti. E questo è molto importante, perché i giovani non sono costretti a lasciare la propria terra. Anche se i docenti coinvolti nel progetto sono fortemente attaccati al Sud e sono così testardi che hanno deciso di rimanere (e per questo vanno sostenuti il doppio!).

Why? Perchè proprio Aristogatti

Gli Aristogatti si incontrano una volta a settimana per le lezioni di musica. La sala rimane sempre aperta a loro disposizione per studiare. Quando Don Piero mi ha raccontato che adesso sono impegnati con “Rolling in the deep” ho fatto la faccia sdignata. Un lab-oratorio di chiesa e mi fai cantare Adele? Questi 12 ragazzi non dovranno far parte del coro parrocchiale, scopriranno loro stessi la bellezza del servizio. E’ meglio avere coristi eccellenti e annoiati oppure coristi appassionati e competenti? E rimanendo sul tema del “genere”, proprio Angelo Cisternino dei Boomdabash ha dato qualche dritta positiva a Don Piero, la musica d’insieme de Gli Aristogatti non deve essere selettiva. Purtroppo il gusto musicale dei preti continua ad influenzare ancora oggi il repertorio delle nostre chiese, ma questa è un’altra storia. Se ti stai chiedendo anche tu “Perchè Aristogatti’”, devi sapere Don Piero comunque non è un appassionato di Disney e non ha mai visto Gli Aristogatti. Romeo (Er mejo gatto der colosseo!), il gatto meno aristocratico di tutti, riesce però a coinvolgere tutti. E anche nel progetto brindisino c’è Romeo. Don Piero spera che possa continuare l’esperienza.

Gli Aristogatti è per tutti, perché non ci può essere esperienza di Chiesa che tiri la riga in mezzo alla lavagna, i “bravi”, i nostri da una parte, gli altri – quelli che pensiamo cattivi dall’altra. Non pensare solo al ragazzo poveretto, sfortunato e sfigato. Perché questi 12 Aristogatti hanno tutti una storia diversa. Io sicuramente sarò in prima fila alla loro prima esibizione perché non saranno “Amici di Maria de Filippi” ma sono “Amici di Don Piero”. La musica è un linguaggio universale, aiuta ad ascoltarsi e ad ascoltare, per questo unisce tutti.




Febbraio 2020

Febbraio – Lasciar andare 

Febbraio 03/02/2020 10/02/2020 17/02/2020 24/02/2020
Lasciar andare Libro:

Mangia prega ama (Elizabeth Gilbert)

Film:

The Truman Show (1998)

Canzone:

In viaggio (Fiorella Mannoia)

Poesia:

Se

(Rudyard Kipling)

Generattìvati tu…

Lasciar andare.

È per forza una cosa brutta?

Sei capace di lasciar andare una persona, una cosa, un progetto.

L’ultima fase della generatività richiede sicuramente una buona dose di coraggio. E come sempre non è stato facile trovare un libro, un film, una canzone e una poesia.

Lasciando andare una persona, una cosa, un progetto, fai spazio. Per generare nuove relazioni, cose e progetti.

Si può lasciare andare chiunque, qualunque cosa? Nì.

Non si possono lasciare andare i sogni chiusi nel cassetto, perché quelli possono rigenerarti, darti nuova vita.

Il fil rouge generativo del mio stream of consciousness pseudoculturale questo mese è fatto come sempre di 4 tappe. Sai che riavvolgo il nastro alla fine del mese, ma “Generattivati” lo scriverai tu che segui questa rubrica dal primo appuntamento (e se non l’ha fatto ti suggerisco di recuperare). E’ il tuo “fioretto” quaresimale: essere generativo.

Pensando e ripensando al lasciar andare ti parlerò di quello che hanno fatto Elizabeth Gilbert e Christof il regista della vita di Truman, sulle note di Fiorella Mannoia che ha scritto una lettera ad una figlia ideale il giorno prima della partenza e con le parole della poesia Se

 

«Teniamo quello che vale la pena tenere e poi,

con il fiato della gentilezza soffiamo via il resto»

(George Eliot)

 

 

Poesia: Se (Lettera al figlio) – Rudyard Kipling

 

Se riesci a non perdere la testa quando tutti

Intorno a te la perdono, dandone la colpa a te.

Se riesci ad avere fiducia in te stesso, quando tutti dubitano di te,

Ma anche a tenere nel giusto conto il loro dubitare.

Se riesci ad aspettare senza stancarti dell’attesa,

O essendo calunniato, a non rispondere con calunnie,

O essendo odiato, a non abbandonarti all’odio

Pur non mostrandoti troppo buono, né parlando troppo da saggio.

 

Se riesci a sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni,

Se riesci a pensare, senza fare dei pensieri il tuo fine;

Se riesci, incontrando il Trionfo e la Sconfitta

A trattare questi due impostori allo stesso modo.

Se riesci a sopportare il sentire le verità che hai detto

Travisate da furfanti che ne fanno trappole per sciocchi,

O vedere le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,

E chinarti e ricostruirle con i tuoi strumenti logori.

 

Se riesci a fare un cumulo di tutte le tue vincite

E a rischiarlo tutto in un solo colpo a testa o croce,

E perdere, e ricominciare dall’inizio

Senza dire mai una parola su ciò che hai perso.

Se riesci a costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi tendini

A sorreggerti anche dopo molto tempo che non te li senti più

E di conseguenza resistere quando in te non c’è niente

Tranne la tua Volontà che dice loro: “Resistete!”

 

Se riesci a parlare con le folle mantenendo la tua virtù

O a passeggiare con i re senza perdere il senso comune,

Se né nemici, né affettuosi amici possono ferirti;

Se tutti gli uomini per te contano, ma nessuno troppo,

Se riesci a riempire l’inesorabile minuto

Con un momento del valore di sessanta secondi,

Tua è la Terra e tutto ciò che è in essa,

E, quel che più conta, sarai un Uomo, figlio mio!

 

(da: “Ricompense e Fate” – “Rewards and Fairies” di Rudyard Kipling)

 

Commento

Kipling ha dedicato questi versi al figlio John di 13 anni. Solo quattro anni dopo si è arruolato come volontario nell’esercito inglese impegnato in Francia contro i tedeschi, morendo in battaglia. Quasi tutta la poesia si concentra sulla ripetizione di periodi ipotetici lasciati in sospeso per mettere in guardia il figlio dai pericoli che avrebbe incontrato da adulto e fornendo allo stesso tempo i suoi preziosi consigli per diventare un uomo onesto. Mi piacciono quelle poesie che con semplici parole trasmettono grandi messaggi e che leggi e rileggi per fare tue. Spesso questa poesia di Kipling viene utilizzata per “motivare” ma scorrendo i versi ci sono dei chiari riferimenti alla vita militare e ai concetti tipici dell’età vittoriana. Aiutare un figlio a distinguere il bene dal male, così come ha fatto Kipling con questo piccolo capolavoro, credo che sia il miglior modo per lasciar andare. E mi piace pensare che John sia partito incoraggiato proprio dalle parole del padre.

 

Chi è Rudyard Kipling

Joseph Rudyard Kipling (Nobel per la Letteratura 1907) ha vissuto a cavallo tra l’800 e il ‘900 tra l’India e l’Inghilterra. E’ rimasto suggestionato dalle terre esotiche che l’hanno visto crescere e che hanno alimentato la sua fervida fantasia. Ma soprattutto dai racconti della nutrice indiana che l’ha cresciuto. E’ proprio da lei che ha appreso le leggende del paese in cui è nato e che hanno inciso sul suo pensiero. Ha sempre vissuto un profondo senso di smarrimento perché all’epoca era consuetudine affidare i figli a parenti o tutori. Un’inquietudine che lo ha accompagnato anche nella sua carriera perché dopo essersi trasferito in Inghilterra i critici letterari lo hanno attaccato duramente, nonostante le sue storie appassionassero molti lettori. La forza di Kipling era il suo mondo di fantasia in cui si rifugiava per estraniarsi dalla realtà. Hai letto anche tu “Il libro della Giungla” una delle sue opere più conosciute insieme a Capitani Coraggiosi”. Ancora oggi Kipling è considerato uno degli scrittori inglesi più rilevanti.

 

Questo è l’ultimo articolo di questo percorso generativo-culturale. Grazie per aver seguito e… «Casomai non vi rivedessi, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte!»

 

 

Canzone: In viaggio

(Fiorella Mannoia)

Testo

 Domani partirai

non ti posso accompagnare

sarai sola nel viaggio

io non posso venire

il tempo sarà lungo

e la tua strada incerta

il calore del mio amore

sarà la tua coperta

ho temuto questo giorno

è arrivato così in fretta

e adesso devi andare

la vita non aspetta

guardo le mie mani

ora che siamo sole

non ho altro da offrirti

solo le mie parole

 

Rivendica il diritto ad essere felice

non dar retta alla gente

non sa quello che dice

e non aver paura

ma non ti fidare

se il gioco è troppo facile

avrai qualcosa da pagare

 

Ed io ti penserò in silenzio

nelle notti d’estate

nell’ora del tramonto

quando si oscura il mondo

l’ora muta delle fate

e parlerò al mio cuore, più forte

perché tu lo possa sentire

 

è questo il nostro accordo

prima di partire

prima di partire

domani … non ti voltare

 

Ama la tua terra

non la tradire

non badare alle offese

lasciali dire

ricorda che l’umiltà

apre tutte le porte

e che la conoscenza

ti renderà più forte

 

Lo sai che l’onestà

non è un concetto vecchio

non vergognarti mai

quando ti guardi nello specchio

non invocare aiuto nelle notte di tempesta

e non ti sottomettere tieni alta la testa

 

AMA, LA TUA TERRA

AMA, NON LA TRADIRE

non frenare l’allegria

non tenerla tra le dita

ricorda che l’ironia ti salverà la vita

ti salverà…

 

Ed io ti penserò in silenzio

nelle notti d’estate

nell’ora del tramonto

quella muta delle fate

e parlerò al mio cuore

perché, domani partirai

in silenzio

ma in una notte di estate

io ti verrò a cercare

io ti verrò a parlare

e griderò al mio cuore

perché… tu lo possa sentire

si, lo possa sentire

TU LO POSSA SENTIRE.

 

Commento

Fiorella Mannoia ha scritto questa canzone per il figlio che non ha mai avuto. L’artista ha sofferto molto per il fatto di non essere riuscita a diventa mamma. Non ha cercato altre strade per diventare madre, si è rassegnata. Nonostante il forte desiderio di maternità ha accettato il limite naturale, e si è concentrata nella carriera trasformando il dolore in arte e componendo pezzi bellissimi come “In viaggio”, una ballata in cui parla con la figlia ideale. In un’intervista Fiorella Mannoia ha dichiarato che una donna è madre anche se non genera un figlio, perché le donne hanno la maternità nel DNA. E nei suoi concerti sottolinea spesso il suo pensiero proprio per infondere coraggio alle donne che come lei non hanno avuto figli.

Fiorella Mannoia ha lasciato andare il desiderio di generare. Nella parabola generativa dell’artista però c’è una fase fondamentale “il prendersi cura” di sé stessa e degli altri con la musica. Un tema che ritorna dopo “Abbi cura di me” di Simone Cristicchi. Perché mi piace pensare che la generatività è un cerchio chiuso e che le 4 fasi non sono sempre consecutive e che tra l’una e l’altra ci devono essere dei punti di contatto.

“In viaggio” di Fiorella Mannoia è una lunga lettera per una figlia che lascia la sua terra e parte per il viaggio della vita. Il brano è tratto da “Sud” l’album che la Mannoia ha dedicato alla gente del Sud sparsa in tutto il mondo. In questa lettera l’artista è triste perché deve lasciare andare la figlia e non può accompagnarla come ha fatto tante altre volte. Ora la figlia non è più una bambina, ma una donna, e non ha molto da offrile se non delle parole per incoraggiarla ad andare avanti per la sua strada con coraggio, umiltà e onestà, sempre a testa alta.

Film: The Truman Show (1998)

 

Trama

Truman Show è la storia di Truman Burbank (Jim Carrey), protagonista a sua insaputa, di uno show mondiale sulla sua vita diretto da Christof (Ed Harris). Truman è un uomo sempre che saluta sempre così i suoi vicini: «Casomai non vi rivedessi… Buon pomeriggio, buonasera e buonanotte!». Nasconde desideri e frustrazioni e quanto la macchina ideata dal regista inizia ad incepparsi Truman si ribella. Dramma e commedia si mescolano insieme in questa pellicola cult del 1998 che ancora oggi fa discutere. Alla fine Truman sfida un mare in tempesta azionato da Christof, superando le sue paure e uscendo definitivamente di scena per vivere la sua vita.

 

Commento

[Nb. Questa recensione è stata “pilotata”. Non poteva essere diversamente visto che si tratta di Truman Show. Io mi sarei immedesimata nel personaggio, invece provo a vedere il tutto dal punto di vista del regista Christof]

 Lo scopo del Truman Show è quello di mostrare la vita così com’è anche se è un paradosso visto che ogni cosa è studiata per creare una realtà artificiale. Un concetto simile a quello dei reality come il Grande Fratello e non diverso da quello che facciamo noi ogni giorno sui social network nelle nostre storie: siamo tutti Christof nei nostri profili social. Ci mostriamo così come siamo ma alla fine siamo chiusi in una piccola bolla come quella di Truman. Questa però è un’altra storia!

Il personaggio di Christof è piuttosto complesso (già il nome dice tutto!). Christof infatti sostiene di essere “il creatore” di uno show televisivo perché conosce la realtà e di conseguenza è capace di crearne una perfetta ai suoi occhi: Seheaven Island è il mondo così come dovrebbe essere. In questa sorta di paradiso cinematografico, Christof è “dio”, che dà una seconda possibilità ad un bambino rifiutato dai genitori, Truman. Tutti i personaggi dello show che va in onda 24h su 24h in diretta mondiale da 33 anni sono stati creati da Christof, tranne Truman (l’uomo vero). L’unico che non deve rispettare un copione è proprio lui, persino la moglie recita una parte, ma ogni sua scelta è pilotata.

Significativa ad un certo punto l’immagine di questo “dio” della cinepresa che accarezza il viso di Truman mentre dorme, come un padre che ama il proprio figlio. In realtà è l’immagine di un artista che si commuove davanti alla sua opera. Christof domina il mondo dall’alto ha creato per Truman un mondo privo di pericoli. Amare è lasciar andare, l’esatto opposto di quello che ha fatto Christof con Truman che era stato capace persino i inscenare la morte del padre naturale durante un viaggio in barca per fargli sviluppare la paura dell’acqua e legarlo così a Seaheaven per sempre.

Truman ha sempre avuto un forte desiderio di ricerca e di scoperta, tanto che alla fine ha affrontato la sua più grande paura salendo a bordo della Santa Maria, un’imbarcazione con lo stesso nome della nave ammiraglia della spedizione di Cristoforo Colombo alla scoperta del Nuovo Mondo. La tempesta scatenata da Christof per spingere Truman a tornare indietro verso il porto sicuro, si è rivelata un grosso errore di regia, perché la barca si è scontrata contro la scenografia. Le cose perfette non sono quelle create dall’uomo.

 

Scheda film

 Titolo originale: The Truman Show

Lingua originale: Inglese

Paese di produzione: Stati Uniti d’America

Anno: 1998

Durata: 103 min

Genere: Satirico, drammatico

Regia: Peter Weir

 

Interpreti e personaggi principali

  • Jim Carrey: Truman Burbank
  • Ed Harris: Christof
  • Laura Linney: Hannah Gill/Meryl Burbank
  • Noah Emmerich: Marlon
  • Natascha McElhone: Lauren/Sylvia

 

Libro: Mangia, prega, ama (Elizabeth Gilbert)

 

Trama

Liz è una bella donna che ha tutto quello che si potrebbe desiderare: una casa a New York, un marito che la ama, un lavoro. Una notte si ritrova in lacrime nel bagno desiderando l’unica cosa che in quel momento non poteva avere: essere lontana. Liz fa una cosa inaspettata (anche per lei): prega.  Dopo quella crisi Elizabeth Gilbert non è andata a letto per dormirci sopra e dimenticare tutto: ha cambiato vita. E questo libro è il diario di una donna che ha lasciato andare e si è lasciata andare per cercare la vera sé. Un lungo viaggio non solo interiore alla scoperta di nuovi mondi: abbandonare le certezze e spiegare le vele lasciandosi spingere dal vento del destino può essere l’unico modo per riprendere in mano il timone della propria vita.

 

Mangia Prega Ama

Genere: Narrativa

Editore:Rizzoli

Pagine:384

Anno 2013

 

Commento

A volte per ritrovarsi basta lasciare andare le proprie sicurezze e avere il coraggio di rischiare. Mangia prega ama è la storia vera di una donna. Se hai visto solo il film con Julia Roberts ti consiglio di rimediare quanto prima leggendo anche il libro. Pagina dopo pagina infatti si vive insieme ad Elizabeth il viaggio attraverso tre Stati e verso la consapevolezza di se stessa. Tutti almeno una volta nella vita abbiamo sentito la voglia di lasciare tutto e la cosa più avventurosa che abbiamo fatto è stata lasciare la macchina e andare a piedi al supermercato!

Si tratta di un libro rivolto soprattutto al pubblico femminile per via dello stile colloquiale, è come prendere una tisana con un’amica. Gli spunti di riflessione però sono adatti a qualsiasi lettore, anche il più scettico. Quello che colpisce più di tutto è che Elizabeth dopo aver lasciato tutto alla ricerca della felicità in ogni nazione che ha visitato ha imparato qualcosa di diverso. L’Italia è “mangia” e rappresenta l’arte del godersi la vita a piccoli morsi, l’India è prega e qui ha imparato ad ascoltarsi, mentre l’Indonesia è “ama” del titolo e per Elizabeth questa meta è stata come il cerchio che si chiude perché ha imparato a sorridere e donarsi agli altri con fiducia. Abbiamo paura di cambiare, di lasciar andare quello che abbiamo desiderato, dato alla luce e di cui ci siamo presi cura. Ti lascio con una citazione del libro:

«Tutti vogliamo che le cose restino uguali, accettiamo di vivere nell’infelicità perché abbiamo paura dei cambiamenti, delle cose che vanno in frantumi, ma io ho guardato questo posto, il caos che ha sopportato, il modo in cui è stato adoperato, bruciato, saccheggiato, tornando poi a essere se stesso e mi sono sentita rassicurata. Forse la mia vita non è stata così caotica, è il mondo che lo è, e la sola vera trappola è restare attaccati ad ogni cosa. Le rovine sono un dono. La distruzione è la via per la trasformazione»




Gennaio 2020

Gennaio – Prendersi cura

Generattìvati
“Nelle puntate precedenti” abbiamo scoperto che il desiderio di realizzare qualcosa di importante è la molla della generatività, per dare alla luce un progetto però è necessario dare luce a se stessi, anche quando, a conti fatti, i sacrifici sono più delle soddisfazioni. Prendersi cura di un desiderio dato alla luce, è la fase generativa più delicata perché significa offrirgli un orizzonte di tempo e di spazio in cui crescerà, proprio come ha fatto Joy che abbiamo conosciuto lo scorso mese. La verità è che iniziamo mille cose ma non riusciamo a portarle a termine tutte, un po’ per sfiga, un po’ perché sappiamo che non ci porteranno nulla di buono, un po’ perché non sappiamo averne cura. Prendersi cura è un atto: semplice come la favola “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” di Luis Sepúlveda, diverso come il film “Quasi amici” di Olivier Nakache, Éric Toledano, concreto come la canzone “Abbi cura di me” di Simone Cristicchi, e indispensabile come nella poesia “Bisognerebbe fare ogni cosa” di Christian Bobin.

Gennaio 07/01/2020 13/01/2020 20/01/2020 27/01/2020
Prendersi cura Libro:

Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare (Luis Sepúlveda)

Film:

Quasi amici – Intouchables (2011)

Canzone:

Abbi Cura di me (Simone Cristicchi)

Poesia:

Bisognerebbe fare ogni cosa (Christian Bobin)

Generattìvati

 

Poesia

Bisognerebbe fare ogni cosa – Christian Bobin

Bisognerebbe fare ogni cosa, anche le più banali,
soprattutto le più banali,
con la più grande cura e con la più viva attenzione,
come se da ciò dipendessero le sorti del mondo e il corso delle stelle,
e d’altronde è vero che le sorti del mondo e il corso delle stelle ne dipendono.
(Christian Bobin)

Commento

Una frase ci può salvare. Io sono la prima che cerca frasi da condividere, scopiazzando qua e là dalle pagine sociale di siti letterari e librerie. Questa poesia di Christian Bobin l’ho scoperta per caso, sulla pagina di Anima Mundi, casa editrice di Otranto. E’ la copertina di un’iniziativa editoriale molto particolare: iQuadernetti. Un “pronto soccorso immediato con la sola iniezione di una frase. Tenuta a portata d’occhio, di mano, di anima”. Perché ho scelto questa poesia? Come sempre cercavo dei versi che esprimessero la mia idea di prendersi cura in chiave generativa. Dobbiamo prenderci cura di tutto quello che facciamo, anche mettere il caffè nella moka al mattino, ogni nostra azione, anche quella più insignificante, o di routine, ha delle conseguenze. Se metti poco caffè nella moka infatti non avrà un sapore intenso e avvolgente. E mi piace pensare che le sorti del mondo ne dipendono perché iniziare la
giornata con un buon caffè può cambiare tutto. E’ un modo per prendersi cura di sé stessi e di chi amiamo.
Si dice che è l’amore che muove il mondo. Amarlo e prendercene cura sono i nostri veri buoni propositi.

Chi è Christian Bobin
Non conoscendo Christian Bobin, mi sono documentata su San Google. Non sono l’unica a non conoscerlo visto che questo poeta francese è edito in Italia quasi esclusivamente da Anima Mundi, la piccola casa editrice di Otranto. Bobin è nato e vive in Francia, ma preferisce stare lontano dai riflettori, infatti conduce una vita appartata e riservata nel paese natale. Qualcuno leggendo questo articolo considererà quasi un’eresia il fatto che io abbia conosciuto Bobin grazie a Facebook, perché è un autore
molto conosciuto negli ambienti ecclesiali. Agli amanti del frate di Assisi suggerisco di leggere “Francesco e l’infinitamente piccolo” (si trova presso le Edizioni Paoline) di cui ho trovato alcune citazioni sparse. Non è una vera e propria biografia ma il racconto della vita di San Francesco in perfetta letizia, un modo diverso per presentare il Santo di Assisi ai ragazzi durante la catechesi. E siccome mi piace trovare “fili rossi” ovunque, ho letto anche da poco è anche uscito un libro di Christian Bobin per Elledici “Cuore di Neve” che racconta le vicissitudini di un gatto nero che vive nel buio sino a quando un candido fiocco di neve scende nel suo cuore.

 

Canzone

Abbi cura di me – Simone Cristicchi

Testo

Adesso chiudi dolcemente gli occhi e stammi ad ascoltare
Sono solo quattro accordi ed un pugno di parole
Più che perle di saggezza sono sassi di miniera
Che ho scavato a fondo a mani nude in una vita intera
Non cercare un senso a tutto perché tutto ha senso
Anche in un chicco di grano si nasconde l’universo
Perché la natura è un libro di parole misteriose
Dove niente è più grande delle piccole cose
È il fiore tra l’asfalto lo spettacolo del firmamento
È l’orchestra delle foglie che vibrano al vento
È la legna che brucia che scalda e torna cenere
La vita è l’unico miracolo a cui non puoi non credere
Perché tutto è un miracolo tutto quello che vedi
E non esiste un altro giorno che sia uguale a ieri
Tu allora vivilo adesso come se fosse l’ultimo
E dai valore ad ogni singolo attimo
Ti immagini se cominciassimo a volare
Tra le montagne e il mare
Dimmi dove vorresti andare
Abbracciami se avrò paura di cadere
Che siamo in equilibrio
Sulla parola insieme
Abbi cura di me
Abbi cura di me
Il tempo ti cambia fuori, l’amore ti cambia dentro
Basta mettersi al fianco invece di stare al centro
L’amore è l’unica strada, è l’unico motore
È la scintilla divina che custodisci nel cuore
Tu non cercare la felicità semmai proteggila
È solo luce che brilla sull’altra faccia di una lacrima
È una manciata di semi che lasci alle spalle
Come crisalidi che diventeranno farfalle
Ognuno combatte la propria battaglia
Tu arrenditi a tutto, non giudicare chi sbaglia
Perdona chi ti ha ferito, abbraccialo adesso
Perché l’impresa più grande è perdonare se stesso
Attraversa il tuo dolore arrivaci fino in fondo
Anche se sarà pesante come sollevare il mondo
E ti accorgerai che il tunnel è soltanto un ponte
E ti basta solo un passo per andare oltre
Ti immagini se cominciassimo a volare
Tra le montagne e il mare
Dimmi dove vorresti andare
Abbracciami se avrai paura di cadere
Che nonostante tutto
Noi siamo ancora insieme
Abbi cura di me qualunque strada sceglierai, amore
Abbi cura di me
Abbi cura di me
Che tutto è così fragile
Adesso apri lentamente gli occhi e stammi vicino
Perché mi trema la voce come se fossi un bambino
Ma fino all’ultimo giorno in cui potrò respirare
Tu stringimi forte e non lasciarmi andare.
Abbi cura di me

Commento

Capita spesso che alcune canzoni sembrino delle preghiere ed è proprio il caso del testo di questo brano presentato da Simone Cristicchi al Festival di Sanremo 2019. Questa è l’epoca dell’io, della solitudine dietro un monitor. “Abbi cura di me” è grido di aiuto disperato, forse lo stesso che lanciava Philippe di “Quasi amici” prima di conoscere Driss. “Avere cura” in senso universale e non solo legato agli amanti. Prendersi cura, oggi più che mai è fondamentale, e si concretizza nel quotidiano, non basta desiderare e dare alla luce.

Pensando al significato di questa canzone, risuonano le note de “La Cura” di Franco Battiato (sarebbe stato scontato proporre quel testo!), anche questa una preghiera universale, un elogio al prendersi cura. I cantautori non scrivono solo per vendere dischi ma per esigenze intime e personali, per lanciare messaggi. Quello che più mi ha colpita, oltre al ripetersi incessante di “Abbi cura di me”, è questa frase: «Avevamo bisogno di smettere di guardarci i piedi e di tornare a guardare il cielo». Il cielo nell’immaginario collettivo è “il posto dove vivono Gesù e compagnia angelica”. Ed è proprio da lì che dovremmo riscoprire la bellezza e la semplicità di prenderci cura di noi stessi per prenderci cura degli altri.

Chi è Simone Cristicchi?

Simone Cristicchi è un cantautore un po’ strano dal mio punto di vista. Forse perché estremamente introverso e diverso rispetto ai colleghi instagrammabili. E’ sicuramente imprevedibile e ogni volta che torna sul palco del Festival di Sanremo lo fa lanciando messaggi importanti. Prima di “Abbi cura di me” ricordiamo infatti “Ti regalerò una rosa”. Eppure si è fatto conoscere dal grande pubblico con un brano ruffiano e raffinato: “Vorrei cantare come Biagio”.

Musicista, attore, autore teatrale, scrittore e direttore del Teatro Stabile d’Abruzzo. In questi primi giorni del 2020 è impegnato con lo spettacolo musicale “Abbi cura di me” sold out in tutte le tappe in cui ripercorre la sua carriera musicale proponendo i brani più importanti e amati.

 

Film

Quasi amici – Intouchables (2011)

Trama

Driss è un ragazzo senegalese che è stato in prigione e, per avere benefici assistenziali per sé e la sua numerosa famiglia, partecipa a diversi colloqui di lavoro. Philippe è un tetraplegico che cerca un badante. Driss deve raccogliere firme per attestare le partecipazioni ai colloqui e si reca nel palazzo di Philippe consapevole del fatto che non avrebbe ottenuto il posto di lavoro come badante. Il destino però gli aveva riservato qualcosa di inaspettato. Philippe infatti rimane colpito dal comportamento di Driss e lo assume. Driss all’inizio non sembra interessato a voler imparare le mansioni previste dal suo lavoro. Trascorrendo del tempo insieme a Philippe tutto cambia: i due diventano amici. Driss “ignora” il problema fisico di Philippe e diventano complici. Scena dopo scena si scopre che Philippe è costretto su una sedia a rotella a causa di un incidente in parapendio. Inoltre lui e sua moglie (morta a causa di un tumore), avevano adottato una bambina con cui non ha più rapporti da tempo, Elisa. Driss insegna a Philippe a superare le sue barriere mentali e ad avere stima in sé stesso, l’uomo infatti aveva una relazione epistolare con una donna che non aveva mai incontrato per paura che il suo stato potesse spaventarla. Philippe invece fa scoprire a Driss la sua vena artistica, tanto che riesce a vendere un suo quadro ad un amico.

Commento

“Quasi amici” è uno di quei film che leggi il titolo e non vuoi andare a vederlo che tanto non ti interessa, poi gli amici lo vedono perché le altre sale sono piene e inizia il passaparola. Perché abbiamo bisogno di storie semplici che ci fanno sorridere e che ci fanno piangere. Lacrime e risate infatti pizzicano le corde del nostro cuore indurito. “Quasi amici” è ispirato alla storia vera di un tetraplegico e del suo badante, alla fine della pellicola scorrono infatti le immagini di Philippe Pozzo di Borgo e di Yasmin Abdel Sellou. Il regista ha raccontato di aver ricevuto migliaia di messaggi di ringraziamento da parte di persone che vivono sulla sedia a rotelle.

Non è semplice portare sul grande schermo il tema della disabilità, del diverso. Prendersi cura dell’altro, con le sue fragilità fisiche e psichiche è una sfida che va oltre la macchina da presa. Da una malattia non si può guarire ma le ferite del cuore possono essere risanate solo prendendosi cura, avere accanto qualcuno a cui sta a cuore la tua vita aiuta ad avere una prospettiva diversa. “Quasi amici”evita il cliché sentimentale/compassionevole tipico dei film che parlano di disabilità. I due mondi “povero e sano” e “ricco e malato” si fondono insieme, complice la grande amicizia che è la vera cura di tutti i mali! Semplice, ma non banale, verità.

Scheda Film

Titolo originale: Intouchables
Lingua originale: Francese
Paese di produzione: Francia
Anno: 2011
Durata: 112 min
Genere: Commedia, Drammatico
Regia: Olivier Nakache, Éric Toledano
Sceneggiatura: Olivier Nakache, Éric Toledano
Produttore: Nicolas Duval-Adassovsky, Laurent Zeitoun, Yann Zenou
Musiche: Ludovico Einaudi

Interpreti e personaggi
François Cluzet: Philippe Pozzo di Borgo
Omar Sy: Bakari “Driss” Bassari
Anne Le Ny: Yvonne
Audrey Fleurot: Magalie
Clotilde Mollet: Marcelle
Alba Gaïa Bellugi: Elisa Pozzo di Borgo

 

 

Libro

Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare

Luis Sepúlveda

Trama

La gabbiana Kengah finisce in una macchia di petrolio nella acque del Mar Nero. Riesce ad atterrare quasi in fin di vita sul balcone del gatto Zorba a cui strappa 3 promesse: non mangerà l’uovo che deporrà, si prenderà cura del piccolo che nascerà e gli insegnerà a volare. Alla morte di Kengah, il gatto Zorba cova l’uovo e, quando si schiude, accoglie la piccola gabbianella. Zorba ricorre all’aiuto della comunità di felini del porto di Amburgo per tenere fede alle altre due promesse, e anche all’aiuto di un uomo. Quella di Luis Sepùlveda è una favola senza tempo e per tutte le età. Lo scrittore cileno tocca grandi temi: l’amore per la natura, la solidarietà, la generosità, il coraggio, il rispetto e l’amicizia.

Commento

L’inizio dell’anno ci scopre fragili, sensibili. E abbiamo bisogno di qualcuno che si prenda cura di noi. Proprio come Zorba fa con la gabbianella. Anche se nel nostro cielo ci sono nuvole di buoni propositi e soffia il vento del cambiamento, non riusciamo a volare da soli. Una bellissima favola quella della scrittore cileno, in cui realtà e sogno si inseguono tra le righe.

Al centro della vicenda c’è la storia di amicizia tra gatti e uccelli, notoriamente rivali. La gabbianella nasce e cresce grazie al gatto che si prende cura di lei. Prendersi cura del diverso e conviverci mette in moto quel meccanismo generativo che inseguiamo da mesi nella nostra rubrica. Fortunata, la gabbianella, grazie a Zorba riesce a superare le sue paure a trovare la sua identità. Il gatto, che notoriamente non è un animale affabile, imparerà ad amare quella piccola pennuta, completamente diversa da lui. L’amore infatti annulla la diversità.

Alla fine della favola non è solo Fortunata che spicca il volo, ma anche Zorba. Dovremmo imparare da questi personaggi a prenderci cura l’uno dell’altro e ad abbandonare le nostre certezze per spiccare il volo. Ho letto questo libro da grande, lo ammetto, forse è proprio per questo che mi sono lasciata accarezzare dalle parole di Luis Sepùlveda.

 

 




Dicembre

Dicembre 02/12/2019 09/12/2019 16/12/2019 23/12/2019
Partorire

(dare alla luce)

Libro: Se Fosse tuo Figlio – Incontro con un bambino migrante. Una storia vera – di Nicolò Govoni

(Rizzoli 2019)

Film: Joy (2015)

Ispirato alla storia vera di Joy Mangano con Jennifer Lawrence

Canzone:

Guarda l’alba – Carmen Consoli

(Album: Per niente stanca -2010)

Poesia: Il mio sguardo è nitido come un girasole Generattìvati

Generattìvati

Siamo partiti dal tema dell’anno pastorale “generatività”, che si concretizza in quattro fasi. “Dare alla luce” è il secondo momento. La dimensione generativa del “dare alla luce” è legata alla donna e quale mese, se non dicembre, poteva essere il migliore per parlare di questo tema? “Cambia la tua vita con un click” è nata da un malinteso e funziona proprio perché sfida qualsiasi regola logica. È un flusso di coscienza continuo e generativo. Dare alla luce richiede tempo e sacrifici, soprattutto se non sei nato dalla parte giusta del mondo come Hammudi del romanzo “Se Fosse tuo Figlio – Incontro con un bambino migrante”. Una storia vera di Nicolò Govoni, un ragazzo che si è messo in discussione e ha dato alla luce un progetto. Dare alla luce è difficile anche se sei una donna che deve fare i conti con un mondo maschilista proprio come “Joy”, l’inventrice del mocio.

Sono appassionata di fili rossi. Come hai visto trovo collegamenti ovunque. Dicembre è il mese di Natale e dell’anno che finisce. Ho scelto per te “Guarda l’alba” di Carmen Consoli perché l’alba è il momento in cui il giorno prende forma e la luce illumina anche la notte più buia. Quello che spero per me e per te che leggi. Guarda al futuro e dai luce ai tuoi sogni! Fallo con lo stesso stupore essenziale di un bambino, quello dei luminosi versi di Fernando Pessoa in Il mio sguardo è nitido come un girasole.

Ti lascio con una frase trovata sui social:

«Il compito principale nella vita di ognuno è dare alla luce se stesso» (E. Fromm)

Dando luce a te stesso puoi dare luce agli altri. Sei d’accordo anche tu?


Poesia:

Il mio sguardo è nitido come un girasole (Fernando Pessoa)

Il mio sguardo è nitido come un girasole.

Ho l’abitudine di camminare per le strade

guardando a destra e a sinistra

e talvolta guardando dietro di me.

E ciò che vedo a ogni momento

è ciò che non avevo mai visto prima,

e so accorgermene molto bene.

So avere lo stupore essenziale

che avrebbe un bambino se, nel nascere,

si accorgesse che è nato davvero.

Mi sento nascere a ogni momento

per l’eterna novità del Mondo.

 

Commento

Dare alla luce” è una locuzione verbale intrisa di poesia. Forse è per questo che ho faticato a trovare una poesia che seguisse il filo rosso del mio flusso di coscienza. “Dare alla luce” viene inevitabilmente associato al “partorire”. Mi piace però quando “dare alla luce” viene utilizzato per parlare di nascita o, meglio, di rinascita. “Il mio sguardo è nitido come un girasole” di Pessoa ci parla proprio di questo: è possibile nascere ogni momento. Come un girasole al mattino. Per farlo è necessario stupirsi, tornare alle cose essenziali. Abbiamo smarrito la capacità di stupirci, come fanno i bambini per l’eterna novità del Mondo. Tutto ci sembra uguale, monotono, ripetitivo. Anche il movimento del girasole che segue il sole dall’alba al tramonto ci appare come qualcosa di scontato. Questo fiore semplice che simboleggia il sole, indica una tensione costante verso la luce.

Il girasole è il simbolo dell’ottimismo! Quello che non è mai abbastanza e che vorremmo scartare il 25 dicembre. L’ottimismo non è un articolo che si trova sugli scaffali dei negozi, nasce dalla fiducia, la stessa del girasole la sera dopo il tramonto. Ho riportato solo un estratto della poesia di Pessoa, ma è in questi versi che secondo me si concentra il significato generativo del “dare alla luce”: “Mi sento nascere ogni momento”. Ritrova lo stupore essenziale! Rinasci e solo così potrai “dare alla luce”.

Chi è Fernando Pessoa

Fernando Pessoa è uno dei più importanti poeti portoghesi del ‘900. È nato il 13 giugno 1888 a Lisbona e ha iniziato a scrivere poesie all’età di sei anni, poco dopo la morte del padre per tubercolosi. Si trasferisce in Sud Africa con la famiglia nel 1896 dopo il matrimonio della madre con il console porteghese. Vi rimane per tre anni circa, impara la lingua inglese e si appassiona alle opere di Shakespeare e Milton. Torna a Lisbona nel 1905 dove è rimasto sino alla morte in completa solitudine (1935). La caratteristica principale delle poesie di Fernando Pessoa è la creazione di eteronimi, alter ego poetici che scrivono con stili differenti. I più noti sono: Álvaro de Campos, Ricardo Reis e Alberto Caeiro. Rileggendo la biografia di Fernando Pessoa, penso a lui come uno di quei vicini di casa tranquilli, una brava persona che saluta sempre, quasi anonima. Eppure questa figura, a tratti irrilevante, ha lavorato in silenzio ad alcuni dei versi più belli di tutta la letteratura del ‘900. Leggendo Pessoa abbandoniamo la nostra comfort zone per immergerci nel nostro mondo interiore e rinascere.


Musica
Guarda l’alba –Carmen Consoli

 

Testo

Già natale il tempo vola,

l’incalzare di un treno in corsa,

sui vetri e lampadari accesi

nelle stanze dei ricordi,

ho indossato una faccia nuova,

su un vestito da cerimonia

ed ho sepolto il desiderio

intrepido di averti affianco,

Allo specchio c’è un altra donna, nel cui sguardo non v’è paura

com’è preziosa la tua assenza

in questa beata ricorrenza,

ad oriente il giorno scalpita non tarderà..

Guarda

l’alba che ci insegna a sorridere,

quasi sembra che ci inviti a rinascere,

tutto inizia, invecchia,

cambia forma,

l’amore tutto si trasforma, l’umore di un sogno col tempo

si dimentica..

Già natale il tempo vola,

tutti a tavola che si fredda,

mio padre con la barba finta

ed un cappello rosso in testa

ed irrompe impetuosa la vita,

nell’urgenza di prospettiva

Già vedo gli occhi di mio figlio

e i suoi giocattoli per casa,

ad oriente il giorno scalpita,

la notte depone armi e oscurità..

Guarda

l’alba che ci insegna a sorridere,

quasi sembra che ci inviti a rinascere,

tutto inizia, invecchia,

cambia forma,

l’amore tutto si trasforma, persino il dolore più atroce

si addomestica,

tutto inizia, invecchia, cambia forma,

l’amore tutto si trasforma,

nel chiudersi un fiore al tramonto

si rigenera.

Commento

Dare alla luce, al di là dell’aspetto “biologico” del mettere al mondo un figlio, è l’espressione dell’azione generativa. La generatività e il dare alla luce passano anche dal dolore e spesso dobbiamo fare i conti con una perdita. Carmen Consoli ha dedicato questo brano al papà Giuseppe, scomparso a maggio 2009. “Guarda l’alba” è il primo singolo estratto dall’album “Per niente stanca” (2010) ed è stato scritto insieme a Tiziano Ferro. Il brano è un malinconico viaggio verso la certezza che il tempo che trascorre ci trasforma e ci cambia. “Guarda l’alba” ci invita a dare alla luce nuove imprese. Se ci pensi è quasi Natale, e sei già lì, perso nei bilanci di fine anno. Non pensare a quello che non hai fatto, “Guarda l’alba”, quasi sembra che ci inviti a rinascere. Non aspettare il tramonto (e la fine del prossimo anno) per rigenerarti, attingi all’alba e alla venuta del Signore con tutto il tuo entusiasmo. Assistere alla grandezza di un nuovo giorno che inizia è uno degli spettacoli più belli in assoluto, fatti travolgere dalla Luce!

Chi è Carmen Consoli?

Capelli neri corvini, pelle bianca e candida, voce vellutata. Carmen Consoli, soprannominata la “cantantessa”, è una delle cantautrici italiane che più ha saputo mettere in musica l’amore ai nostri tempi. “L’ultimo bacio” è una di quelle hit immancabili nella playlist post delusioni amorose. Della vita privata di Carmen Consoli si sa pochissimo. Le cronache rosa infatti non hanno mai affiancato alla catanese alcun uomo ufficiale. È diventata mamma ricorrendo alla fecondazione assistita. 

Carmen Consoli non è interessata alle vendite e non ne vuole sapere di uniformarsi al mercato musicale. È reduce da un ventennio musicale importante in cui le canzoni avevano una funzione sociale e non c’erano ancora i social network che propongono melodie usa e getta con testi privi di significato. La cantante siciliana è impegnata in progetti importanti tra cui quello con la Onlus Namastè. Dopo essere stata contattata dalla responsabile ha organizzato una sorta di Live Aid made in Sicilia  a cui hanno partecipato gratuitamente Elisa, Max Gazzè, Bandabardò, Daniele Silvestri, Marina Rei, Mario Venuti e Samuele Bersani. Grazie a quel concerto sono stati raccolti i fondi per acquistare una casa più grande per i ragazzi diversamente abili.


Film: Joy (2015)

la storia vera di Joy Mangano

Trama

Joy è la classica Cenerentola americana: famiglia difficile e sorellastra. La maggior parte del tempo la impiega passando lo straccio sul pavimento, con le ginocchia a terra. Sarà proprio il brevetto del mocio per pavimenti, il Miracle Mop, a farle vivere un degno finale alla Cenerentola, prima però dovrà vivere una serie di incredibili avventure. Joy, ragazza dalle incredibili capacità creative, è divorziata e con due figli, lavora per una compagnia aerea dove è costretta a fare il turno di notte. L’ex marito invece si è piazzato nel seminterrato della sua casa. La madre passa le giornate intere a guardare una soap opera. Il padre ha un’officina meccanica che gestisce con la sorellastra Peggy. La nonna Mimi, voce narrante delle incredibili avventure di Joy, è l’unica che stimola e aiuta la ragazza. A causa delle difficoltà della vita infatti, Joy ha messo da parte i suoi sogni. Sino al giorno in cui si accende quella scintilla che permette a Joy di dare alla luce l’invenzione che cambia la sua vita. Joy è in barca con alcuni parenti, quando ad un certo punto cade un calice di vino rosso. I frammenti di vetro s’incastrano nel panno, si ferisce alle mani e, con le lacrime agli occhi, pensa ad un nuovo oggetto in grado di pulire tutto senza dover toccare il panno. Supportata dall’ex marito, dall’amica del cuore e l’appoggio economico della compagna del padre, Joy riesce a produrre il Miracle Mop arrivando a pubblicizzarlo su QVC. Il film “Joy” è ispirato alla vita di Joy Mangano ma ci sono diverse dissonanze rispetto alla storia vera, tanto che nel film non viene mai menzionato il suo cognome. Oggi la vera Joy detiene oltre 100 brevetti di invenzioni per la casa.

Commento

La pellicola colpisce il pubblico femminile perché almeno una volta nella vita tutte noi ci siamo sentite impotenti, sacrificate e costrette a prenderci cura degli altri, rinunciando così ai nostri sogni. Il vero significato generativo di questa storia è che “puoi farcela se non smetti di lottare. In fondo dalle sofferenze nascono le imprese migliori”. A rendere unica l’ennesima pellicola sul grande sogno americano è la presenza di Jennifer Lawrence, alla sua quarta nomination all’Oscar, che ti spezza letteralmente il cuore e ti lascia spiazzato. C’è il lieto fine ma in 124 minuti non fai altro che pensare al fatto che il mondo ti regala delle opportunità e te le distrugge. Joy descrive la storia di una wonder woman che deve combattere contro una società maschilista e impegnata a distruggere le ambizioni e a rubare i progetti innovativi altrui. Joy però aveva capito tutto. Siamo abituati a pensare che gli inventori di nuove cose siano dei visionari e che il loro talento risieda proprio nell’immaginare altri mondi, un po’ come per Steve Jobs. Per Joy però non è così e lei, come Chris Gardner, voleva dimostrare ai figli di essere una brava madre, capace di prendersi cura di loro e gli ha insegnato a di lottare per i propri sogni. C’è una scena del film bellissima in cui Joy prende i pennarelli e i fogli della figlia e inizia a disegnare il Miracle Mop. Dopo aver affrontato mille peripezie ed essere diventata un’imprenditrice ricca e di successo, Joy ha iniziato ad aiutare altre donne come lei, desperate housewife, a dare alla luce altre invenzioni, ad uscire fuori da una vita di fornelli e calzini da piegare: «Quando ti nascondi sei al sicuro perché le persone non ti vedono, ma la cosa buffa del nascondersi è che sei nascosto anche a te stesso».

Scheda film

Titolo originale: Joy

Paese di produzione: Stati Uniti d’America

Anno: 2015

Durata: 125 min

Genere: Biografico, commedia, drammatico

Regia: David O. Russel

Interpreti e personaggi

Jennifer Lawrence: Joy Mangano

Robert De Niro: Rudy Mangano

Bradley Cooper: Neil Walker

Isabella Rossellini: Trudy

Se Fosse tuo Figlio

Incontro con un bambino migrante. Una storia vera di Nicolò Govoni

Trama

 Siamo abituati a leggere storie di migranti dalle fredde pagine di cronaca dei giornali. Quella di Hammudi è stata raccontata dalla penna delicata di Nicolò Govoni. Un giovane che ha deciso di dare alla luce l’impresa più bella: aiutare gli altri. Hammudi, sfuggito alla guerra e sopravvissuto ad un viaggio in mare, sorride sorride. Nicolò e Hammudi si conoscono all’hotspot di Samos, un posto descritto come un inferno in cui i profughi vivono ammassati nelle tende, confuse tra i cumuli di immondizia, senza acqua e luce. Hammudi e gli altri bambini del campo hanno avuto la fortuna di sopravvivere ai viaggi in mare e la sfortuna di essere finiti qui. Nicolò, un volontario con la voglia di cambiare il mondo, decide di abbattere il muro di silenzio e omertà che circonda l’hotspot. Il lieto fine, anche se è una storia vera e crudele, è assicurato perché Nicolò Govoni è riuscito a ridare speranza ad un bambino senza futuro.

 

Commento

“Se fosse tuo figlio” è una lunga pagina di diario di un’esperienza di vita unica.. quella di Nicolò Govoni che ha scelto di abbandonare la vita comoda per diventare un volontario. A Samos, in Grecia, Nicolò s’imbatte nella cruda realtà dell’hotspot, un campo profughi dell’isola. Questo libro è una lunga denuncia delle condizioni disumane di quel posto. Nicolò essendo volontario ha operato in diversi luoghi di povertà, fame, guerra e crisi umanitarie. L’’hotspot di Samos però è un inferno. Il giovane volontario ha conosciuto nel campo un piccolo profugo, Hammudi, per cui ha provato subito un senso di protezione. Il sorriso di Hammudi, nonostante l’orrore vissuto sulla sua pelle, non si è mai spento. Oltre a lui ci sono altri bambini che non hanno nemmeno un posto dove giocare a palla. L’incontro con Hammudi spinge Nicolò a fare qualcosa di concreto. Nella struttura ci sono solo due medici, e per mangiare si fanno circa 3-4 ore di fila (anche se i pasti non sono assicurati per tutti). Un luogo di passaggio che è una vera  prigione soprattutto per i minori non accompagnati e dimenticati da tutti.

Nicolò capisce che i bambini dell’inferno di Samos hanno bisogno di una scuola e di sentirsi a casa. Ed ecco che dal buio dei cumuli di rifiuti viene data alla luceMazì (che in greco significa insieme), una scuola gestita dai volontari con tanto di banchi e sedie, lavagne e insegnanti. È qui che Hammudi cresce e si lascia alle spalle gli orrori della guerra, iniziando finalmente a sognare. È qui che Hammudi capisce l’importanza della parola “casa” e non quella fatta di mura e di cemento, ma quella fatta di apprensione, cura e amore. È qui che Hammudi trova la sua famiglia. Alla base di tutte le azioni di Nicolò Govoni c’è un forte desiderio di sporcarsi le mani per cambiare il mondo e di fare la differenza. Insieme a Giulia Cicoli e Sarah Ruzek è uno dei membri principali della Onlus “Still I Rise”.

Speranza, coraggio, schiettezza. Sono questi gli aggettivi che descrivono questo libro denuncia all’UE. Se da una parte si racconta la storia dei bambini di Samos, dall’altra parte si fa luce sui silenzi dell’Unione Europea. L’hotspot è gestito dal governo greco con i fondi dell’UE e alle persone che arrivano dovrebbe essere garantita accoglienza a 360° (inclusa l’assistenza psicologica). In “Se fosse tuo figlio” ci sono diverse testimonianze delle continue violazioni dei diritti umani e dei minori. La scuola Mazì sfida dunque questo sistema ben radicato, i volontari e i ragazzi hanno preparato una mostra fotografica per mostrare a tutti i crimini commessi nei confronti dei minori nell’hotspot di Samos. L’11 giugno 2019 Still I Rise ha presentato anche una causa penale contro l’amministrazione del centro di prima accoglienza per migranti: per crimini contro l’umanità e negligenza nei confronti dei minori. Sia il governo greco che le organizzazioni governative non immaginavano il riscontro mediatico e dopo “Se fosse tuo figlio” sono state pubblicate alcune inchieste su Espresso e un articolo sul New Yorker. La rivoluzione è un atto generativo, non credi anche tu? Ti lascio con questa bellissima frase del libro:

«La vita è un dono che noi facciamo agli altri. Se credi nel buono che è in lui, qualsiasi bambino torna a fiorire».




Novembre

Generattivati

Quando ho dovuto scegliere il libro, il film, la canzone e poi la poesia del mese sul tema del “desiderio”, ho avuto parecchie difficoltà, come quando ti trovi davanti alla vetrina dei gelati, vuoi provare dei gusti nuovi, e sei diviso tra: “frutta” o “creme”? La mia vetrina dei gelati da sempre è Google: “desiderio”, “generatività”.

La mente fa dei voli pindarici assurdi e Google non è servito a niente. Tutti i puntini si sono collegati in pausa pranzo, quando un collega ha urlato (non so manco perché!?): «La ricerca della felicità!». Volevo parlare di Steve Jobs , e ho subito pensato che sia lui che Chris Gardner desideravano costruire qualcosa: Jobs desiderava costruire nuovi prodotti per cambiare la vita delle persone, Chris desiderava costruire una vita migliore per il figlio. Dall’altra parte del mondo invece, a casa nostra per intenderci, Niccolò Fabi ha musicato il desiderio di costruire, mentre Franco Arminio ha invitato i ragazzi del Sud a mettere da parte le velleità creative e dare vita ai propri desideri.

Desiderio, costruire, capa tosta e talvolta rinunciare alla perfezione!

E tu hai un desiderio? L’hai realizzato?

 

Novembre 1 settimana

LIBRO

2 settimana

FILM

3 settimana

CANZONE

4 settimana

POESIA

Conclusione
  Steve Jobs di Walter Isaacson – Mondadori 2011 La ricerca della felicità (The Pursuit of Happyness) Costruire  Niccolò Fabi Lettera ai ragazzi del Sud di Franco Arminio da Cedi la strada agli alberi GENERATTÌVATI

Franco Arminio – Lettera ai ragazzi del Sud

da Cedi la strada agli alberi

 

Lettera ai ragazzi del Sud

Cari ragazzi,

abitate da poco una terra antica,

dipinta con le tibie di albe greche,

col sangue di chi è morto in Russia, in Albania.

Avete dentro il sangue il freddo delle navi

che andavano in America,

le grigie mattine svizzere dentro le baracche.

Era la terra dei cafoni e dei galantuomini,

coppole e mantelle nere,

era il Sud dell’osso, era un uovo, un pugno di farina,

un pezzo di lardo.

Ora è una scena dissanguata,

ora ognuno è fabbro della sua solitudine

e per stare in compagnia si è costretti a bere

nelle crepe che si sono aperte tra una strada e l’altra,

tra una faccia e l’altra.

Tutto è spaccato, squarciato, separato.

Sentiamo l’indifferenza degli altri

e l’inimicizia di noi stessi.

Uscite, contestate con durezza

i ladri del vostro futuro:

sono qui e a Milano e a Francoforte,

guardateli bene e fategli sentire il vostro disprezzo.

Siate dolci con i deboli, feroci con i potenti.

Uscite e ammirate i vostri paesaggi,

prendetevi le albe, non solo il far tardi.

Vivere è un mestiere difficile a tutte le età,

ma voi siete in un punto del mondo

in cui il dolore più facilmente si fa arte,

e allora suonate, cantate, scrivete, fotografate.

Non lo fate per darvi arie creative,

fatelo perché siete la prua del mondo:

davanti a voi non c’è nessuno.

Il Sud italiano è un inganno e un prodigio.

Lasciate gli inganni ai mestieranti della vita piccola.

Pensate che la vita è colossale.

Siate i ragazzi e le ragazze del prodigio.

 

Commento

Parlare di poesia nel 2019, quando il massimo della poesia è una citazione su foto supermegafiltrata accompagnata da sguardi ammiccanti e pose da cartellone pubblicitario di Intimissimi, è davvero difficile. Ed è ancora più complicato per me che sono davvero digiuna di poesia. Parlo di poesia contemporanea, non quella studiata al Liceo e parafrasata nei compiti in classe. Nello scenario descritto poco fa si incastrano, come perle nelle ostriche, i versi di Franco Arminio, l’autore di questa poesia dedicata ai giovani del Sud.

In un’intervista Franco Arminio alla domanda Cos’è per te la poesia?” ha risposto: «Potrei dire che la poesia è una sorta di perenne riparazione, una lotta contro l’evanescenza del tempo, lo sfiatamento della giornata. Potrei anche dire un’arma per scavare nel male tentando di tirarlo fuori, come una chirurgia fai da te». Lettera ai ragazzi del Sud esprime in pieno questo pensiero.

Ogni giorno, la strada che mi porta da casa a lavoro e viceversa, è il nastro che avvolge i miei pensieri. Intorno i colori della terra che cambia, del sole ormai sveglio, della nebbia fittissima, dei tramonti immensi e infiniti. I fumi delle centrali. Noi ragazzi del Sud non siamo come gli impiegati del film “La ricerca della felicità”, quelli della scena iniziale e finale che corrono a lavoro e non vedono l’ubriacone sull’asfalto, ma viviamo nelle nostre solitudini. La solitudine di chi ha scelto di di rimanere, la solitudine di chi è andato via dopo il diploma e non è più tornato, la solitudine di chi ha scelto di partire. I versi di Arminio, nella parte iniziale, sono lenti come il traffico sulla statale Brindisi-Lecce all’incrocio della morte per i perenni lavori in corso. Il poeta di Bisaccia descrive la storia di questa terra antica e mentre ti sembra di ascoltare i racconti dei nonni che mangiavano la polenta in un piatto, ecco che irrompe la “scena dissanguata…”.

L’invito di Franco Arminio è quanto mai azzeccato “Uscite, contestate con durezza i ladri del vostro futuro…” e ancora “Uscite e ammirate i paesaggi”. Perché siamo “in un punto del mondo in cui il dolore più facilmente si fa arte”. Ma non dobbiamo trasformare tutto in una bella fotografia  photoshoppata da condividere sui social perché noi viviamo il Sud, e “darsi arie creative” non è generativo. Siamo la “prua del mondo” e il Sud visto dalle fotografie è solo un inganno se non ci rimbocchiamo le maniche!

 

Chi è Franco Arminio?

Franco Arminio è nato e vive a Bisaccia, in provincia di Avellino. Poeta, scrittore, regista e paesologo. La paesologia è lo studio dei Paesi. I critici lo hanno definito neorealista accostandolo alla figura di Pasolini, mentre per altri è un meridionalista come Carlo. Levi. Fa il maestro. Collabora con Il Manifesto, Il Fatto Quotidiano e il Corriere della Sera. La rete è disseminata di versi e di foto di Franco Arminio che cura anche un blog “Comunità provvisorie”. Tra le opere più significative di Franco Arminio ci sono Terracarne (Mondadori, 2011), Viaggio nel cratere (Sironi 2003) e Geografia commossa dell’Italia interna (Bruno Mondadori 2013).

 

Cedi la strada agli alberi

Editore: Chiarelettere

Anno edizione: 2017

In commercio dal: 2 febbraio 2017

Pagine: 160 p., Brossura

Infinita la produzione in versi del paesologo di Bisaccia. La poesia “Lettera ai ragazzi del Sud” è tratta dalla raccolta “Cedi la strada agli alberi”. Nella prima sezione è contenuto un vero e proprio omaggio ai paesi che ha visitato negli anni, mentre nella seconda sezione sono stati inseriti componimenti amorosi (in cui spiccano i versi dedicati ai corpi femminili). Segue la sezione dedicata agli affetti familiari e chiudono questa raccolta alcune riflessioni sulla poesia. La poesia di Franco Arminio è diretta, non utilizza giochi di parole o abbellimenti di alcun tipo, perché la sua “missione” è quella di descrivere il mondo, così com’è.

 

Costruire – Niccolò Fabi

Video

 Testo

Chiudi gli occhi

immagina una gioia

molto probabilmente

penseresti a una partenza

Ah si vivesse solo di inizi

di eccitazioni da prima volta

quando tutto ti sorprende e

nulla ti appartiene ancora

Penseresti all’odore di un libro nuovo

a quello di vernice fresca

a un regalo da scartare

al giorno prima della festa

Al 21 marzo al primo abbraccio

a una matita intera la primavera

alla paura del debutto

al tremore dell’esordio

ma tra la partenza e il traguardo

Nel mezzo c’è tutto il resto

e tutto il resto è giorno dopo giorno

e giorno dopo giorno è

silenziosamente costruire

e costruire è sapere

è potere rinunciare alla perfezione

Ma il finale è di certo più teatrale

così di ogni storia ricordi solo

la sua conclusione

Così come l’ultimo bicchiere l’ultima visione

un tramonto solitario l’inchino e poi il sipario

tra l’attesa e il suo compimento

tra il primo tema e il testamento

Nel mezzo c’è tutto il resto

e tutto il resto è giorno dopo giorno

e giorno dopo giorno è

silenziosamente costruire

e costruire è sapere

è potere rinunciare alla perfezione

Ti stringo le mani

rimani qui

cadrà la neve

a breve

Ti stringo le mani

rimani qui

cadrà la neve

a breve

 

Commento

Perché ho scelto “Costruire” di Niccolò Fabi per parlare di desiderio? Devi sapere che la traccia è stata utilizzata in un gruppo di Songtherapy. Uno dei partecipanti ha proposto l’ascolto condiviso di questo brano che fa parte della raccolta “Novo Mesto” uscita nel 2006 ed è diventata una canzone terapeutica a tutti gli effetti perché tante sono state le emozioni provate da quel gruppo di persone. La musica infatti è uno degli strumenti migliori per superare i momenti difficili. Lo sai anche tu che mentre leggi hai cliccato “play” sul video e stai ascoltando “Costruire”.

La melodia semplice unita al testo potente di questo piccolo capolavoro, riannoda i fili di qualsiasi esistenza, della mia e anche della tua. All’inizio Niccolò Fabi ti invita a chiudere gli occhi, ad immaginare una gioia. La prima cosa che viene in mente è sempre la partenza, che in questo caso non è intesa come un viaggio vero e proprio. Infatti subito dopo si parla di “inizi”. Potresti anche essere tratto in inganno pensando che questa sia una canzone sull’amore, ma non è così, si parla di tutte le prime volte. Tra le righe di una canzone uno ci vede quello che vuole, io ci vedo l’inizio di un nuovo progetto, o meglio: il desiderio di realizzarlo. Quando ho dovuto scegliere il libro, il film, la canzone e poi la poesia del mese sul tema del “desiderio”, ho avuto parecchie difficoltà, come quando ti trovi davanti alla vetrina dei gelati, vuoi provare dei gusti nuovi, e sei diviso tra “frutta” o “creme”? La mia vetrina dei gelati da sempre è Google: “desiderio”, “generatività”.

Da piccolo desideravi fare il calciatore, il veterinario, la giornalista, la maestra. Forse ci sei riuscito, oppure hai cambiato i tuoi piani, ti sei rimboccato le maniche e hai affrontato imprevisti. “Costruire” si può definire una delle canzoni manifesto della generazione dei 30/40enni, una vita a rincorrere desideri con un finale che non è teatrale.

Chi è Niccolò Fabi?

Niccolò Fabi è nato a Roma il 16 maggio del 1968. Nel 1996 ha debuttato a Sanremo con “Dica” ma è il brano “Capelli” proposto l’anno successivo che gli è valso il Premio della Critica nella sezione Nuove Proposte (Vivo per sempre insieme ai miei capelli!). Tantissimi i successi musicali di Niccolò Fabi come “Lasciasi un giorno a Roma”, “Se fossi Marco” e “Il negozio di Antiquariato”. Indimenticabile la collaborazione con Max Gazzè per “Vento d’estate” (…io vado al mare voi che fate?). Le melodie di Niccolò Fabi sono lontane dal pop tipicamente italiano, sono ricercate e raffinate.

Nella sua vita c’è stato un grande lutto, la figlia Olivia, a soli 22 mesi è scomparsa in seguito ad una forma acuta di meningite. Il cantautore ha saputo trasformare il dolore per la morte della figlia in un nuovo inizio. Ha costruito qualcosa di speciale, proprio come nel pezzo che ho proposto. In memoria della figlia ha organizzato con concerto per raccogliere fondi. “Parole di Lulù” è oggi una fondazione che supporta e promuove progetti per il mondo dell’infanzia. L’11 ottobre 2019 è uscito il nuovo album di Niccolò Fabi “Tradizione e sentimento” e dopo “Costruire” (oggi che è lunedì e siamo ancora in tema di “desiderio”…) ti consiglio di ascoltare “A prescindere da me”: «Non è finita, non è finita. Può sembrare ma la vita non è finita. Basta avere una memoria ed una prospettiva a prescindere dal tempo».

 

La ricerca della felicità

(The Pursuit of Happyness)

Video trailer:

Trama

La ricerca della felicità è un film che ha convito tutti, critica e pubblico, e ha risollevato dalla crisi le aziende produttrici di fazzolettini di carta, perché sono stati versati fiumi di lacrime. Il titolo del film fa riferimento alla dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America ed è ispirato alla storia di Chris Gardner, interpretato da Will Smith.

Tutto è ambientato negli anni ‘80. Chris è un padre di famiglia che non riesce a sbarcare il lunario e decide di investire i risparmi di una vita per acquistare degli scanner per rilevare la densità ossea. Purtroppo l’impresa si rivela un fallimento perché i medici non ritengono utili quelle apparecchiature. Un giorno tutto cambia: Chris incontra un uomo che scende dalla sua Ferrari rosso fiammante e gli chiede “che lavoro fa e come si fa”: è un broker. Chris che aveva avuto sempre buon intuito per gli affari decide di diventare anche lui un broker e si fa assumere dalla stessa azienda di quell’uomo che aveva incontrato: la Dean Witter. Chris però è uno stagista e non ha uno stipendio, deve frequentare un corso di 6 mesi, al termine del quale saranno assunti solo 20 partecipanti. La moglie Linda, esasperata dalle privazioni e dai progetti fallimentari di Chris, decide di lasciarlo con il figlio di 5 anni. Da padre single Chris non riesce a gestire la situazione, viene sfrattato per morosità, gli viene confiscata l’auto per una serie di multe non pagate. Trova alloggio in un motel ma viene cacciato in malo modo dopo le richieste di pagamento del proprietario. In tutto questo Chris non si perde d’animo, passa molte notti dei dormitori per homeless e nei bagni della metropolitana, si divide tra la vendita degli ultimi scanner, il lavoro come stagista, e la cura del figlio. Quello che sorprende di questa incredibile storia di rinascita è che Chris non ha mai perso la sua dignità, lottando per raggiungere i suoi sogni e per dare una vita migliore al figlio.

Gabriele Muccino ha abbandonato le famiglie in crisi, i tradimenti e gli adolescenti italiani, calandosi nella realtà americana. Ispirato dalla storia vera di Chris Gardner che oggi è un imprenditore milionario, ha realizzato, a mio parere, uno dei film più intelligenti della sua carriera.

Commento

Cosa serve nella vita? A volte la “botta di lato b” (e conoscenze giuste) non basta. Servono tenacia e perseveranza. A dimostrarcelo è un’altra persona vera, in carne ed ossa: Chris Gardner.

«Fu in quel momento che cominciai a pensare a Thomas Jefferson, e alla dichiarazione d’indipendenza, quando parla del diritto che abbiamo alla vita, libertà e ricerca della felicità, e ricordo di aver pensato, come sapeva di dover usare la parola ricerca. Perché la felicità è qualcosa che possiamo solo inseguire, e che forse non riusciremo mai a raggiungere, qualunque cosa facciamo, come faceva a saperlo?».

Lo so che il lunedì la ricerca della felicità può sembrare un’utopia, ma se hai bisogno di una ricarica di autostima “think different”: «Se hai un sogno tu lo devi proteggere. Quando le persone non sanno fare qualcosa lo dicono a te che non la sai fare. Se vuoi qualcosa, vai e inseguila. Punto».

La generatività è intesa come la capacità di essere utile agli altri ed è facile immaginare come un padre di famiglia, come Chris Gardner, possa essere generativo. La vera sfida però è diventare generativi! I fiumi di lacrime versati durante la visione di questo film mi hanno sempre impedito di capire il significato nascosto in questa storia. Perché come per il Kinder Ceareli “C’è sempre qualcosa dietro!”. E’ scontato, dopo i titoli di coda, dire: «Inseguo i miei sogni!». Sai perché Chris Gardner è riuscito a realizzare il suo sogno? Perché ci ha creduto. Avrà avuto dei momenti di sconforto, ma non si è mai lagnato. Piangersi addosso infatti è la prima causa del fallimento dei nostri progetti. Il segreto del successo, come sostiene Chris Gardner “sta nel cercare qualcosa che ami così tanto che non riesci ad aspettare che il sole sorga per realizzarli”. Il motore della generatività di quest’uomo è stato l’amore per il figlio. Serve una forte motivazione per non abbandonare il proprio sogno e per non arrendersi davanti alle prime difficoltà. L’amore per un figlio è una motivazione.

Papa Francesco dice che la felicità non si compra al supermercato ma viene nell’amare e nel lasciarsi amare. Cercare il successo e vivere in modo egoistico dà un senso di appagamento, le cose effimere non danno la felicità. Chris Gardner, non a caso, oggi è spesso invitato a convegni motivazionali per diffondere speranza.

Generatività. Desiderio. Amore. Speranza.

Scheda film
Titolo originale: The Pursuit of Happyness
Paese di produzione: Stati Uniti d’America
Anno: 2006
Durata: 117 min
Genere: Biografico, drammatico
Regia: Gabriele Muccino
Interpreti e personaggi
Will Smith: Chris Gardner
Jaden Smith: Christopher Gardner
Thandie Newton: Linda

 

Steve Jobs

di Walter Isaacson (Mondadori 2011)

Le azioni generative per la sociologa Chiara Giaccardi implicano scelte soggettive e di senso, per dare inizio a qualcosa (che nessuno vede). La generatività infatti implica saper immaginare prima di sviluppare, vedere il potenziale, e aggiunge infine valore sociale. Probabilmente non stai ancora pensando alla famosa “melamorsicata”, continua a leggere e scoprirai perché ho scelto di parlare proprio di Steve Jobs e di proporti la lettura dell’unica biografia da lui autorizzata (Steve Jobs di Walter Isaacson, Mondadori 2011). Leggi questo libro se ti affascina la figura carismatica del visionario fondatore della Apple, se stai attraversando un momento difficile e pensi che in fondo non sia mai troppo tardi per realizzare il tuo sogno, oppure se sei un pettegolo e vuoi conoscere le sue folli abitudini alimentari!

Trama

Steve Jobs nel 2004 telefona a Walter Isaacson, il giorno dopo che gli è stato diagnosticato un tumore. Il giornalista rifiuta quella proposta, perché la carriera di Jobs è troppo altalenante, vuole parlarne tra una decina d’anni almeno. Isaacson, qualche tempo dopo, invia una mail a Jobs per chiedere se è vero quello che si dice sul logo della Apple come omaggio ad Alan Turing (nel libro è spiegato benissimo perché l’azienda è stata chiamata Apple. Spoiler: non è assolutamente romantico, ma brillante e geniale!). Inizia così una fitta corrispondenza virtuale. Walter Isaacson è uno scrittore, giornalista e biografo statunitense, già caporedattore del Time e amministratore delegato della CNN, oggi è presidente e amministratore delegato di Aspen Institute. Non uno qualsiasi insomma. Quando Jobs telefona ad Isaacson sugli scaffali delle librerie c’è la biografia di Benjamin Franklin e tra le mani ha la biografia di Einstein. Nel 2009 la moglie di Jobs contatta Isaacson dicendo che deve scrivere subito un libro su Steve. Diciotto mesi. Quaranta conversazioni. Steve Jobs ha collaborato attivamente alla sua biografia ma non ha mai controllato quello che stava scrivendo Walter Isaacson e non l’ha letta prima della pubblicazione. Ha persino incoraggiato parenti, amici, conoscenti e soprattutto i nemici, a raccontare la verità. Quello che ne viene fuori è il ritratto di un genio.

Commento

Qual è il messaggio di Steve Jobs? Avrei potuto scegliere la biografia di un medico che salva le vite o di chiunque altro, ma perché proprio Steve Jobs? Un uomo ossessionato dalla perfezione e dai suoi demoni, uno che non è stato proprio “stinco di Santo”. Uno che ha riconosciuto tardivamente la figlia. Che era freddo e cinico. Te lo dico in due parole: Think different. Non pensare al lato umano, ché non è certo un esempio da seguire. La sua storia, ha un valore istruttivo e ammonitorio, così come scrive Walter Isaacson.

L’opera di Steve Jobs racchiude tutte le fasi della generatività: desiderio, partorire, prendersi cura, lasciar andare. È partito tutto dal desiderio (unito ad una grande curiosità!). Pensare in grande e realizzare i propri desideri senza aspettare che le occasioni cadano dall’alto! La generatività come meta. Adesso stai sicuramente pensando a quel famoso discorso citato e stracitato, quello agli studenti dell’Università di Stanford del 2005 (per intenderci: quello di “Stay hungry, stay foolish!”). Quelle parole di Steve Jobs sono da copincollare su Paint e da usare come copertina di Facebook oppure su uno striscione da mettere all’entrata delle scuole superiori: «Abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e le vostre intuizioni. Cuore e intuizioni sanno già, in qualche modo, quel che volete diventare».

Nella biografia si parla anche del rapporto di Steve Jobs con Dio (giusto perché questa rubrica si trova sul sito della Diocesi, mi sembra giusto parlarne!). I genitori non erano cristiani ferventi ma volevano comunque impartirgli un’educazione religiosa. Tutte le domeniche Steve Jobs frequentava la chiesa luterana. La sua famiglia acquistava anche il settimanale Life. Nel 1968 sulla copertina apparvero le immagini dei bambini del Biafra e Jobs la portò al catechismo. Affrontò il pastore chiedendo se Dio sapesse di quei bambini. La risposta non lo convinse affatto. Steve decise di non adorare più quel Dio che permetteva che i bambini morissero di fame. Per Jobs: «Il cristianesimo perde il suo intimo valore quando fa troppo assegnamento sulla fede anziché sul vivere come Gesù o sul vedere il mondo come lo vedeva Gesù». Non ti sembra che ci sia Qualcuno, anche oggi, che dice le stesse cose? Anche lui è un Grande Comunicatore. (Nb. Non a caso ho utilizzato le lettere maiuscole!).

Comunque la parte più interessante della biografia di Steve Jobs è sicuramente quella che riguarda la nascita della Apple. Vengono riannodati i fili della storia che c’è dietro l’iPhone che stai usando per leggere questo articolo (anche se non stai usando iPhone perché sei uno sfigato come me non fa niente…think different!). Apple, pur essendo un sistema chiuso, è pensato per la gente (generativo! ). Steve Jobs non guardava le ricerche di mercato o i profitti, immaginava quello che voleva la gente e anche i suoi dipendenti erano motivati a fabbricare prodotti innovativi. Ti suggerisco di arrivare sino alla fine. Ci sono libri che ti lasciano con l’amaro in bocca. La biografia di Steve Jobs si conclude con una riflessione sulla morte, che è un vero e proprio omaggio alla vita, e con un altro degli aneddoti sui prodotti Apple. L’ultimo.

 

Cambia la tua vita con un click

Il titolo di questa rubrica nasce da uno scambio di messaggi su Whatsapp e da un malinteso. Però se ci pensi, anche se non hai un telecomando magico per esprimere i tuoi desideri, come nel film del 2006 con Adam Sandler, il click del mouse, almeno una volta te l’ha cambiata la vita: quando hai inviato il curriculum all’azienda che non ti ha assunto, quando hai scoperto sul sito dell’INPS che non andrai mai in pensione, quando hai aggiunto un nuovo amico su Facebook, o quando nei hai cancellato un altro per un torto subito. Oppure quando hai cercato “Frasi di Papa Francesco” perché eri a corto di idee e non sapevi cosa scrivere sul biglietto d’auguri della Prima Comunione del figlio della vicina, della sorella, della cugina della mamma.

Questa rubrica dal nome curioso è per tutti, per te che sgrani rosari e per te che sei convinto che, quando entri in Chiesa, le statue ti guardano male.

In questa rubrica cercherò di affrontare il tema dell’anno pastorale 2019-2020 “La Chiesa grembo dello Spirito che genera alla vita i figli”, tradotto in una sola parola: generatività. Per lo psicologo dello sviluppo Erik Erikson, la generatività è la capacità di incidere in maniera positiva nella vita degli altri essere umani, cambiandola, ovvero qualcosa che ci fa andare oltre il nostro piccolo orticello, per dare vita a progetti che servono agli altri.

Papa Francesco ci esorta ad essere generativi. Ma quali sono gli esempi di generatività?

Devi per forza scomodare i Santi, aprire il Vangelo, partecipare ad una Lectio Divina?

Non sempre!

Ti propongo un modo alternativo per essere generativi, un modo che potrebbe servire solo per la tua crescita personale, o per condividerlo sui social, oppure come materiale da usare per un incontro dei giovani…insomma, sii generativo!

Ci saranno quattro appuntamenti generativi al mese: libri, cinema, musica e poesia. Più uno conclusivo: Generattìvati! Un vero e proprio invito a smettere di cliccare sul mouse e a cambiare la tua vita!

 

 

Flavia Emme