Senza memoria, non c’è identità

C’è molto da riflettere scorrendo i risultati del Rapporto Italia 2020 dell’Eurispes. È il quadro tracciato che fa rabbrividire: un Paese “incattivito” che guarda con diffidenza e poca tolleranza gli stranieri e che, in molti casi, giustifica episodi di razzismo e antisemitismo. Secondo la maggioranza degli italiani, certifica l’Istituto di ricerca, recenti fatti di antisemitismo sono casi isolati, che non sono indice di un reale problema nel Paese (61,7%). Al tempo stesso, il 60,6% ritiene che questi episodi siano la conseguenza di un diffuso linguaggio basato su odio e razzismo. Servirebbe un esame di coscienza collettivo sull’uso delle parole! Siamo tutti chiamati in causa, anche gli operatori della comunicazione. Lo evidenzia bene Papa Francesco nel messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2020: “Mettendo insieme informazioni non verificate, ripetendo discorsi banali e falsamente persuasivi, colpendo con proclami di odio, non si tesse la storia umana, ma si spoglia l’uomo di dignità”. Ecco, allora, l’importanza della memoria: senza questa, il presente sembra non avere radici, ma nemmeno ha la possibilità di aprire a un futuro. Senza memoria, non c’è identità. E questo vale soprattutto per un mondo, quale quello dell’informazione, i cui confini, sotto la spinta delle moderne tecnologie, diventano più labili.

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