Omelia del sig. Card. Dominique Mamberti nel pontificale di s. Oronzo

Pubblichiamo il testo integrale dell’Omelia tenuta dal sig. Card. Dominique Mamberti nella Concattedrale di Ostuni in occasione della Messa Pontificale delle Celebrazioni in onore di S.Oronzo

 

“Quanto sono belli, sui monti

i piedi del messaggero di buone notizie,

che annuncia la pace,

che è araldo di notizie liete,

che annuncia la salvezza,

che dice a Sion:

Il tuo Dio regna!”

Cara Eccellenza, cari confratelli sacerdoti, cari religiosi e religiose, distinte autorità civili e militari e, cari fedeli tutti, con queste parole la prima lettura attira la nostra attenzione verso la bellezza, la bellezza del messaggero che annuncia la pace, che porta la buona novella la salvezza, ristabilendo il primato di Dio sugli uomini, fonte di gioia permanente. Nel Vangelo odierno, non a caso, incontriamo la figura di Gesù come “Buon Pastore” che, nell’originale greco, e detto il “Bel Pastore”. Dostoevskij dice che “il mondo lo salverà la bellezza“. Questa frase ci colpisce perché trova in noi l’eco della verità sperimentata nell’esistenza. Ciò che è bello e buono ed è vero, questo ci rende migliori, far fiorire l’esistenza e ci dona l’autentico benessere. Possiamo allora dire che il cristiano è colui che hai imparato, attraverso un cammino di fede in Cristo, a riconoscere e gustare la bellezza, come la bontà e la verità che Lui ci dona, dietro le cose di ogni giorno, gli avvenimenti a volte considerati banali della vita, dietro gli incontri quotidiani, etc.

Il cristiano vede e trova in Cristo la fonte di ogni bene, riceve da lui uno sguardo trasfigurato sulla realtà per riconoscere la bellezza ivi nascosta, per contemplarla e contemplandola gustarla. Coloro che più di tutti hanno gustato la bellezza della vita non sono forse i santi, cioè gli amici di Gesù? Sono questi i cuori più aperti a Dio, le creature più gioiose sulla terra; per questo noi tutti, dopo la loro morte, ne continuiamo a sentire il fascino e ci lasciamo attirare da quel profumo di santità che emana dalla loro esistenza. Gli ininterrotti pellegrinaggi alle loro tombe, le celebrazioni in loro onore, le immagini che li raffigurano nelle nostre case, le processioni e le feste che dedichiamo alla loro memoria, attestano che la bellezza e la gioia è stata la cifra della loro vita e che noi speriamo e preghiamo possa essere anche la nostra.

Sant’Oronzo appartiene alla innumerevole schiera di santi che, attraverso la loro vita di totale e disinteressata donazione al Signore Gesù, sono diventati i fari luminosi e che per molte generazioni hanno illuminato e continuano a illuminare, con lo splendore della verità, non solo singole esistenze, ma intere collettività.

Siamo qui riuniti per celebrare la festa di questo grande martire e vescovo, la cui storia è indissolubilmente legata alla vostra. I secoli che ci separano da Sant’Oronzo, come da San Giusto e San Fortunato, uniti nel martirio, non ne hanno scalfito il ricordo, semmai ne hanno accresciuto la devozione, che questa Chiesa locale ha sapientemente custodito e continua oggi, nella persona del suo Pastore, a trasmettere alle giovani generazioni. La devozione a un santo, come al nostro Oronzo, ha, tra l’altro, il profondo significato di presentare un modello di vita bella perché vera!

Grandi ideali hanno animato il cuore e la mente di questi santi che erano persone come noi, con i loro temperamenti, con i pregi e difetti annoi comuni, ma che hanno saputo, ad un certo punto della loro vita, scorgere nell’incontro con Gesù quella bellezza e quella verità che non ha paragoni. Ne sono restati affascinati e si sono lasciati attrarre dalla incomparabile grazia divina, da quella “energia” soprannaturale che riempie l’animo di chi si allaccia Gesù, come un tralcio alla vite (cfr. Gv 15,5). Nel Vangelo odierno abbiamo ascoltato queste bellissime parole: “Io sono il buon pastore, e conosco le mie pecore, e le mie pecore conoscono me, come il Padre mi conosce e io conosco il Padre ed ho la mia vita per le pecore“. Chi altri se non il Signore può parlarci in questo modo? Come non sentire tutta la verità e la bellezza di queste parole per la nostra esistenza di credenti! Il Signore, come Buon Pastore, ci viene continuamente incontro. Egli non è un Pastore “muto” ma è il Logos, la Parola stessa di Dio fatta carne e che ci parla in molti modi.

Qualche anno fa, ad un seminarista che gli chiedeva come concretamente parla Dio e quali sono le tracce che lascia con il suo pronunciarsi in segreto, Benedetto XVI rispose così: “Dio parla in diversissimi modi con noi. Parla per mezzo di altre persone, attraverso amici, i genitori, il parroco, I sacerdoti (…) parla per mezzo degli avvenimenti della nostra vita, nei quali possiamo discernere un gesto di Dio. E, parla anche attraverso la natura, la creazione, e parla, naturalmente soprattutto, nella sua parola, nella sacra scrittura, letta nella comunione della Chiesa e letta personalmente in colloquio con Dio (…) soprattutto, è una parola che diventa vitale e viva nella liturgia, quindi la liturgia direi che e il luogo privilegiato(…) se ci poniamo in ascolto del signore in questa grande comunione della Chiesa di tutti i tempi, lo troviamo” (Benedetto XVI, Seminario Romano Maggiore, 17 febbraio 2007). Ogni celebrazione liturgica, come l’attuale, è sempre un’occasione unica per poter incontrare Gesù. Ecco perché l’eucaristia domenicale e per ogni autentico credente l’irrinunciabile appuntamento con Lui.

Ad Oronzo il signore venne incontro nella figura di un discepolo di San Paolo. Questo discepolo si chiamava Giusto, il quale da Corinto si mise in viaggio verso Roma per mandato di Paolo e a causa di una forte burrasca, che fece naufragare la sua nave sulle coste salentine, approdò a Lecce dove incontrò Oronzo, con il nipote di questi, Fortunato. Grazie alla testimonianza di Giusto i due si convertirono al cristianesimo. Non solo Oronzo apri a Giusto le porte della sua abitazione, ma anche quelle del cuore e così il signore lo visitò e gli parlò, segnandolo per tutta la vita.

La sua storia di vescovo e di martire trae origine da quella imprevista e chiamata, nata da un’ancor più imprevista circostanza. Sono così le vie di Dio: sorprendenti! Il nostro amato Santo Padre Francesco più volte ci ha richiamato questa verità, che potrebbe dirsi della imprevedibilità di Dio. I pensieri di Dio, le parole di Dio e quindi le vie di Dio, come ci dice la scrittura, non sono le nostre, ma ci sorpassano come il cielo sorpassa la terra (cfr. Is 55,8). Egli ci meraviglia sempre. Occorre perciò essere preparati e pronti alle sorprese di Dio. Infatti, come ha detto il Papa in una sua omelia: “la parola di Dio è viva e perciò viene e dice quello che vuole dire: non quello che io aspetto che dica o quello che io spero che dica” E anche “sorpresa perché il nostro Dio è il Dio delle sorprese che sempre fa le cose nuove e chiede da noi questa docilità alla sua novità” (Papa Francesco, omelia a Santa Marta, 20 gennaio 2014). Perciò è assolutamente necessaria l’assistenza dello spirito, senza il quale non possiamo lasciarci afferrare e seguire le vie di Dio. Sempre il Santo padre, ci dice che “è lo spirito che ci fa conoscere la voce di Gesù” (Papa Francesco, omelia a Santa Marta, 28 aprile 2015). Quanto è importante per ciascuno venire alla Santa Messa preparato e non distratto, attento e vigilante perché, con me lo dice suggestivamente Sant’Agostino, “temo il Signore che passa“!

Oronzo era un uomo modesto, non avrebbe mai potuto immaginare quello che sarebbe successo dall’incontro con Giusto. Convertito prima e Pastore dopo: per volere dello stesso Paolo diviene primo vescovo di Lecce, come ci tramanda la tradizione e finirà questa eccezionale corsa verso il Cielo come martire. Queste sono le vie di Dio, spesso all’inizio si manifestano nel nascondimento, nella più grande semplicità, tanto da rischiare di non essere riconosciute da una mente ripiegata su se stessa e distratta dal mondo.

Cari fedeli, il santo che venerate da così tanti secoli, che vi ha sensibilmente aiutato dal cielo, in tante occasioni, come delle calamità, era un uomo aperto allo spirito docile alla parola di Dio che ha saputo accogliere il signore nella persona di un suo discepolo e che si è lasciato guidare plasmare dallo spirito Paolino, convertendosi totalmente a Cristo, fino a diventare lui stesso buon pastore che ha versato il sangue per le sue pecore. Anche lui avrebbe potuto dire ciò che abbiamo ascoltato da San Paolo nella seconda lettura: “non abbiamo cercato Gloria dagli uomini, né da voi, né da altri, sebbene, come apostoli di Cristo, avessimo potuto far valere la nostra autorità; invece siamo stati mansueti in mezzo a voi, come una nutrice che cura teneramente i suoi bambini. Così, nel nostro grande affetto per voi, eravamo disposti a darmi non soltanto il Vangelo di Dio, ma anche le nostre proprie vite, tanto ci eravate diventati cari“.

Come è bella Ostuni, questa ‘città bianca’ che guarda il mare E ce lo fa ammirare, che ci apre lo sguardo su un orizzonte sconfinato. Quante cose belle a creato Dio per noi, per renderci consapevoli del suo infinito amore. Come non rallegrarsi delle meraviglie del suo creato! Voi siete privilegiati di vivere circondati da tali bellezze e se ti chiamati perciò ad uno speciale ringraziamento anche per questa terra e questo mare. Sant’Oronzo che riceve oggi un particolare tributo di venerazione, di onore e di riconoscimento, vi accompagni sempre su questo cammino di gioia, pur in mezzo alle inevitabili difficoltà della vita. Se viviamo come veri cristiani, allora le difficoltà le affronteremo in modo essenzialmente diverso, perché non le affronteremo da soli ma in compagnia di Gesù.

Possa la vergine Maria nostra madre aiutarci a riconoscere sempre il signore che passa, che bussa alle nostre porte, per fermarsi da noi e portarci in dono se stesso.

Amen!

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