Senza memoria, non c’è identità

C’è molto da riflettere scorrendo i risultati del Rapporto Italia 2020 dell’Eurispes. È il quadro tracciato che fa rabbrividire: un Paese “incattivito” che guarda con diffidenza e poca tolleranza gli stranieri e che, in molti casi, giustifica episodi di razzismo e antisemitismo. Secondo la maggioranza degli italiani, certifica l’Istituto di ricerca, recenti fatti di antisemitismo sono casi isolati, che non sono indice di un reale problema nel Paese (61,7%). Al tempo stesso, il 60,6% ritiene che questi episodi siano la conseguenza di un diffuso linguaggio basato su odio e razzismo. Servirebbe un esame di coscienza collettivo sull’uso delle parole! Siamo tutti chiamati in causa, anche gli operatori della comunicazione. Lo evidenzia bene Papa Francesco nel messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2020: “Mettendo insieme informazioni non verificate, ripetendo discorsi banali e falsamente persuasivi, colpendo con proclami di odio, non si tesse la storia umana, ma si spoglia l’uomo di dignità”. Ecco, allora, l’importanza della memoria: senza questa, il presente sembra non avere radici, ma nemmeno ha la possibilità di aprire a un futuro. Senza memoria, non c’è identità. E questo vale soprattutto per un mondo, quale quello dell’informazione, i cui confini, sotto la spinta delle moderne tecnologie, diventano più labili.




IL PIANETA CHE SPERIAMO. Ambiente, lavoro e futuro. #Tuttoèconnesso

Giovedì 6 febbraio ore 17.00 presso le Scuole Pie di Brindisi – in via Tarantini a pochi passi dalla Basilica Cattedrale – ambiente, lavoro e futuro del territorio e del pianeta saranno al centro di un incontro dal titolo «Il Pianeta che speriamo. #Tuttoèconnesso».
L’iniziativa è promossa dalla Arcidiocesi di Brindisi-Ostuni – Ufficio di Pastorale Sociale ed equipe del Progetto Policoro – vedrà l’intervento di tre rappresentanti di primissimo piano del mondo cattolico e sociale: don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio dei problemi sociali e il lavoro della Conferenza Episcopale Italiana; Angelo Colombini, segretario confederale nazionale CISL con delega ai settori ambiente ed energia e Savino Muraglia, presidente regionale Coldiretti Puglia.
Nel titolo il richiamo alla prossima Settimana sociale dei Cattolici Italiani che indica uno stile di coinvolgimento reale e locale.
Non un altro evento ma una «inizia-tiva» che possa dare «inizio» ad un percorso di coinvolgimento partecipato con l’intero territorio al fine di far emergere le buone pratiche ed i nodi problematici ancora da affrontare, riconoscendo le competenze e le conoscenze di quanti sono pronti ad «immischiarsi» per uno sviluppo integrale sostenibile.
Per il nostro territorio sarà una occasione privilegiata perché da questi temi si riprenda un cammino di dialogo che possa costruire ponti dove ci sono muri e possa guidare alla ricerca della verità evitando opinioni radicali ed estreme.
«Le tematiche in oggetto e ancor più il percorso che si intende attivare necessita di un impegno corale di tutti per dare una risposta ad un fatto vitale che riguarda ciascuno di noi. Ascoltare e promuovere la partecipazione di tutti è un elemento qualificante che richiede in primo luogo il gusto del fare strada insieme, di stringere relazioni significative. Dal desiderio di dialogo, sincero ed ospitale, dal bisogno di approfondire le questioni nella loro complessità, nasce il bisogno di custodire spazi ampi di confronto dialettico, luoghi in cui re-imparare ad argomentare e supportare giudizi e valutazioni sapendo utilizzare al meglio l’apporto che viene dai saperi e dalla ricerca scientifica, orientandosi criticamente nel diluvio informazionale che spesso caratterizza la nostra cultura contemporanea». Papa Francesco ci sprona a comprendere che «si tratta di privilegiare le azioni che generano nuovi dinamismi nella società e coinvolgono altre persone e gruppi che le porteranno avanti, finché fruttifichino in importanti avvenimenti storici. Senza ansietà, però con convinzioni chiare e tenaci».
Azioni che si declinano sul territorio affrontando contestualmente Lavoro-Ambiente-Salute-Sicurezza. #Tuttoèconnesso.
Per queste ragioni tutti, in ogni ruolo e posizione, sono invitati a partecipare a questo momento di riflessione dove poter ritrovare chiavi di lettura per dar vita ad un cammino condiviso. Ḕ un invito aperto a tutti ed allo stesso tempo un accorato APPELLO a cui tanti possano rispondere con il proprio “Presente”, che dica l’esserci in modo attivo nell’oggi della Storia del nostro meraviglioso territorio.




Anicec Academy: aperte le iscrizioni

È il momento di iscriversi ad Anicec Academy, il corso di formazione per operatori pastorali e della comunicazione che inizierà a marzo. Giunta alla tredicesima edizione, la proposta si presenta integralmente rinnovata – nei contenuti, nella grafica e nelle modalità di fruizione -, tenendo conto degli sviluppi disciplinari e dell’evoluzione di digital e social media. Accanto alle video-lezioni, realizzate con formule sempre più agili e funzionali, l’offerta didattica è integrata da approfondimenti tematici specifici, insieme a webinar, video-interviste, tutorial e testimonianze di buone pratiche. Il nuovo corso promuove poi una più intensa attività d’interazione tra i partecipanti (forum, project work, lavori in team), cui si somma il valore aggiunto degli incontri residenziali. Il progetto percorre la strada maestra della sinergia: con il territorio, per assicurare un accompagnamento qualificato; con tutti i media della Cei; con l’associazionismo cattolico di settore. Perché comunione è l’altro nome della comunicazione.




Lettura del Libro dell’Esodo

lettura dell’esodo – primo ciclo




Messaggio di Papa Francesco per la giornata delle comunicazioni sociali

C’è una felice coincidenza quest’anno: la pubblicazione (24 gennaio) del messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali alla vigilia della prima Domenica della Parola di Dio (26 gennaio). Il filo che lega i due eventi è la comunicazione: nel primo caso, con le parole umane e – nel messaggio del Papa – con un’attenzione particolare al loro uso nella narrazione quotidiana che si fa storia; nel secondo caso, con la Parola che si fa vita, si dona e crea rapporti di umanità. È questa l’origine e la radice perché le nostre parole incidano nelle pieghe della quotidianità. La Parola è criterio fondante di uno sguardo sulla realtà non disincantato, ma operoso. E più in profondità: apre il cuore della Chiesa a un cammino di fede, a una speranza, a una carità operosa.

Di seguito il testo integrale del Messaggio:

Desidero dedicare il Messaggio di quest’anno al tema della narrazione, perché credo che per non smarrirci abbiamo bisogno di respirare la verità delle storie buone: storie che edifichino, non che distruggano; storie che aiutino a ritrovare le radici e la forza per andare avanti insieme. Nella confusione delle voci e dei messaggi che ci circondano, abbiamo bisogno di una narrazione umana, che ci parli di noi e del bello che ci abita. Una narrazione che sappia guardare il mondo e gli eventi con tenerezza; che racconti il nostro essere parte di un tessuto vivo; che riveli l’intreccio dei fili coi quali siamo collegati gli uni agli altri.

1. Tessere storie

L’uomo è un essere narrante. Fin da piccoli abbiamo fame di storie come abbiamo fame di cibo. Che siano in forma di fiabe, di romanzi, di film, di canzoni, di notizie…, le storie influenzano la nostra vita, anche se non ne siamo consapevoli. Spesso decidiamo che cosa sia giusto o sbagliato in base ai personaggi e alle storie che abbiamo assimilato. I racconti ci segnano, plasmano le nostre convinzioni e i nostri comportamenti, possono aiutarci a capire e a dire chi siamo.

L’uomo non è solo l’unico essere che ha bisogno di abiti per coprire la propria vulnerabilità (cfr Gen 3,21), ma è anche l’unico che ha bisogno di raccontarsi, di “rivestirsi” di storie per custodire la propria vita. Non tessiamo solo abiti, ma anche racconti: infatti, la capacità umana di “tessere” conduce sia ai tessuti, sia ai testi. Le storie di ogni tempo hanno un “telaio” comune: la struttura prevede degli “eroi”, anche quotidiani, che per inseguire un sogno affrontano situazioni difficili, combattono il male sospinti da una forza che li rende coraggiosi, quella dell’amore. Immergendoci nelle storie, possiamo ritrovare motivazioni eroiche per affrontare le sfide della vita.

L’uomo è un essere narrante perché è un essere in divenire, che si scopre e si arricchisce nelle trame dei suoi giorni. Ma, fin dagli inizi, il nostro racconto è minacciato: nella storia serpeggia il male.

2. Non tutte le storie sono buone

«Se mangerai, diventerai come Dio» (cfr Gen 3,4): la tentazione del serpente inserisce nella trama della storia un nodo duro da sciogliere. “Se possederai, diventerai, raggiungerai…”, sussurra ancora oggi chi si serve del cosiddetto storytelling per scopi strumentali. Quante storie ci narcotizzano, convincendoci che per essere felici abbiamo continuamente bisogno di avere, di possedere, di consumare. Quasi non ci accorgiamo di quanto diventiamo avidi di chiacchiere e di pettegolezzi, di quanta violenza e falsità consumiamo. Spesso sui telai della comunicazione, anziché racconti costruttivi, che sono un collante dei legami sociali e del tessuto culturale,si producono storie distruttive e provocatorie, che logorano e spezzano i fili fragili della convivenza. Mettendo insieme informazioni non verificate, ripetendo discorsi banali e falsamentepersuasivi, colpendo con proclami di odio, non si tesse la storia umana, ma si spoglia l’uomo di dignità.

Ma mentre le storie usate a fini strumentali e di potere hanno vita breve, una buona storia è in grado di travalicare i confini dello spazio e del tempo. A distanza di secoli rimane attuale, perché nutre la vita.

In un’epoca in cui la falsificazione si rivela sempre più sofisticata, raggiungendo livelli esponenziali (il deepfake), abbiamo bisogno di sapienza per accogliere e creare racconti belli, veri e buoni. Abbiamo bisogno di coraggio per respingere quelli falsi e malvagi. Abbiamo bisogno di pazienza e discernimento per riscoprire storie che ci aiutino a non perdere il filo tra le tante lacerazioni dell’oggi; storie che riportino alla luce la verità di quel che siamo, anche nell’eroicità ignorata del quotidiano.

3. La Storia delle storie

La Sacra Scrittura è una Storia di storie. Quante vicende, popoli, persone ci presenta! Essa ci mostra fin dall’inizio un Dio che è creatore e nello stesso tempo narratore. Egli infatti pronuncia la sua Parola e le cose esistono (cfr Gen 1). Attraverso il suo narrare Dio chiama alla vita le cose e, al culmine, crea l’uomo e la donna come suoi liberi interlocutori, generatori di storia insieme a Lui. In un Salmo, la creatura racconta al Creatore: «Sei tu che hai formato i miei reni e mi hai tessuto nel seno di mia madre. Io ti rendo grazie: hai fatto di me una meraviglia stupenda […]. Non ti erano nascoste le mie ossa, quando venivo formato nel segreto, ricamato nelle profondità della terra» (139,13-15). Non siamo nati compiuti, ma abbiamo bisogno di essere costantemente “tessuti” e “ricamati”. La vita ci è stata donata come invito a continuare a tessere quella “meraviglia stupenda” che siamo.

In questo senso la Bibbia è la grande storia d’amore tra Dio e l’umanità. Al centro c’è Gesù: la sua storia porta a compimento l’amore di Dio per l’uomo e al tempo stesso la storia d’amore dell’uomo per Dio. L’uomo sarà così chiamato, di generazione in generazione, a raccontare e fissare nella memoria gli episodi più significativi di questa Storia di storie, quelli capaci di comunicare il senso di ciò che è accaduto.

Il titolo di questo Messaggio è tratto dal libro dell’Esodo, racconto biblico fondamentale che vede Dio intervenire nella storia del suo popolo. Infatti, quando i figli d’Israele schiavizzati gridano a Lui, Dio ascolta e si ricorda: «Dio si ricordò della sua alleanza con Abramo, Isacco e Giacobbe. Dio guardò la condizione degli Israeliti, Dio se ne diede pensiero» (Es 2,24-25). Dalla memoria di Dio scaturisce la liberazione dall’oppressione, che avviene attraverso segni e prodigi. È a questo punto che il Signore consegna a Mosè il senso di tutti questi segni: «perché tu possa raccontare e fissare nella memoria di tuo figlio e del figlio di tuo figlio i segni che ho compiuti: così saprete che io sono il Signore!» (Es 10,2). L’esperienza dell’Esodo ci insegna che la conoscenza di Dio si trasmette soprattutto raccontando, di generazione in generazione, come Egli continua a farsi presente. Il Dio della vita si comunica raccontando la vita.

Gesù stesso parlava di Dio non con discorsi astratti, ma con le parabole, brevi narrazioni, tratte dalla vita di tutti i giorni. Qui la vita si fa storia e poi, per l’ascoltatore, la storia si fa vita: quella narrazione entra nella vita di chi l’ascolta e la trasforma.

Anche i Vangeli, non a caso, sono dei racconti. Mentre ci informano su Gesù, ci “performano”[1] a Gesù, ci conformano a Lui: il Vangelo chiede al lettore di partecipare alla stessa fede per condividere la stessa vita. Il Vangelo di Giovanni ci dice che il Narratore per eccellenza – il Verbo, la Parola – si è fatto narrazione: «Il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha raccontato» (Gv 1,18). Ho usato il termine “raccontato” perché l’originale exeghésato può essere tradotto sia “rivelato” sia “raccontato”. Dio si è personalmente intessuto nella nostra umanità, dandoci così un nuovo modo di tessere le nostre storie.

4. Una storia che si rinnova

La storia di Cristo non è un patrimonio del passato, è la nostra storia, sempre attuale. Essa ci mostra che Dio ha preso a cuore l’uomo, la nostra carne, la nostra storia, fino a farsi uomo, carne e storia. Ci dice pure che non esistono storie umane insignificanti o piccole. Dopo che Dio si è fatto storia, ogni storia umana è, in un certo senso, storia divina. Nella storia di ogni uomo il Padre rivede la storia del suo Figlio sceso in terra. Ogni storia umana ha una dignità insopprimibile. Perciò l’umanità merita racconti che siano alla sua altezza, a quell’altezza vertiginosa e affascinante alla quale Gesù l’ha elevata.

«Voi – scriveva San Paolo – siete una lettera di Cristo scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma su tavole di cuori umani» (2 Cor 3,3). Lo Spirito Santo, l’amore di Dio, scrive in noi. E scrivendoci dentro fissa in noi il bene, ce lo ricorda. Ri-cordare significa infatti portare al cuore, “scrivere” sul cuore. Per opera dello Spirito Santo ogni storia, anche quella più dimenticata, anche quella che sembra scritta sulle righe più storte, può diventare ispirata, può rinascere come capolavoro, diventando un’appendice di Vangelo. Come le Confessioni di Agostino. Come il Racconto del Pellegrino di Ignazio. Come la Storia di un’anima di Teresina di Gesù Bambino. Come i Promessi Sposi, come I fratelli Karamazov. Come innumerevoli altre storie, che hanno mirabilmente sceneggiato l’incontro tra la libertà di Dio e quella dell’uomo. Ciascuno di noi conosce diverse storie che profumano di Vangelo, che hanno testimoniato l’Amore che trasforma la vita. Queste storie reclamano di essere condivise, raccontate, fatte vivere in ogni tempo, con ogni linguaggio, con ogni mezzo.

5. Una storia che ci rinnova

In ogni grande racconto entra in gioco il nostro racconto. Mentre leggiamo la Scrittura, le storie dei santi, e anche quei testi che hanno saputo leggere l’anima dell’uomo e portarne alla luce la bellezza, lo Spirito Santo è libero di scrivere nel nostro cuore, rinnovando in noi la memoria di quello che siamo agli occhi di Dio. Quando facciamo memoria dell’amore che ci ha creati e salvati, quando immettiamo amore nelle nostre storie quotidiane, quando tessiamo di misericordia le trame dei nostri giorni, allora voltiamo pagina. Non rimaniamo più annodati ai rimpianti e alle tristezze, legati a una memoria malata che ci imprigiona il cuore ma, aprendoci agli altri, ci apriamo alla visione stessa del Narratore. Raccontare a Dio la nostra storia non è mai inutile: anche se la cronaca degli eventi rimane invariata, cambiano il senso e la prospettiva. Raccontarsi al Signore è entrare nel suo sguardo di amore compassionevole verso di noi e verso gli altri. A Lui possiamo narrare le storie che viviamo, portare le persone, affidare le situazioni. Con Lui possiamo riannodare il tessuto della vita, ricucendo le rotture e gli strappi. Quanto ne abbiamo bisogno, tutti!

Con lo sguardo del Narratore – l’unico che ha il punto di vista finale – ci avviciniamo poi ai protagonisti, ai nostri fratelli e sorelle, attori accanto a noi della storia di oggi. Sì, perché nessuno è una comparsa nella scena del mondo e la storia di ognuno è aperta a un possibile cambiamento. Anche quando raccontiamo il male, possiamo imparare a lasciare lo spazio alla redenzione, possiamo riconoscere in mezzo al male anche il dinamismo del bene e dargli spazio.

Non si tratta perciò di inseguire le logiche dello storytelling, né di fare o farsi pubblicità, ma di fare memoria di ciò che siamo agli occhi di Dio, di testimoniare ciò che lo Spirito scrive nei cuori, di rivelare a ciascuno che la sua storia contiene meraviglie stupende. Per poterlo fare, affidiamoci a una donna che ha tessuto l’umanità di Dio nel grembo e, dice il Vangelo, ha tessuto insieme tutto quanto le avveniva. La Vergine Maria tutto infatti ha custodito, meditandolo nel cuore (cfr Lc 2,19). Chiediamo aiuto a lei, che ha saputo sciogliere i nodi della vita con la forza mite dell’amore:

O Maria, donna e madre, tu hai tessuto nel grembo la Parola divina, tu hai narrato con la tua vita le opere magnifiche di Dio. Ascolta le nostre storie, custodiscile nel tuo cuore e fai tue anche quelle storie che nessuno vuole ascoltare. Insegnaci a riconoscere il filo buono che guida la storia. Guarda il cumulo di nodi in cui si è aggrovigliata la nostra vita, paralizzando la nostra memoria. Dalle tue mani delicate ogni nodo può essere sciolto. Donna dello Spirito, madre della fiducia, ispira anche noi. Aiutaci a costruire storie di pace, storie di futuro. E indicaci la via per percorrerle insieme.

Roma, presso San Giovanni in Laterano, 24 gennaio 2020, Memoria di San Francesco di Sales




50esimo ordinazione episcopale di mons. Todisco

Carissimi,
il prossimo 15 febbraio si compiranno cinquant’anni dall’Ordinazione episcopale di mons. Settimio Todisco, per mano del card. Corrado Ursi, nella Concattedrale di Ostuni.

Come è comprensibile le sue condizioni di salute non ci consentono di pensare a speciali manifestazioni attorno alla sua persona. Mi preme, però cogliere questa lieta occasione per invitare l’intera diocesi a pregare per lui.

A parte i primi cinque anni, in cui fu Amministratore Apostolico sede plena a Molfetta, tutti gli altri anni di episcopato monsignor Todisco gli ho vissuti in mezzo a noi. Per 25 anni pastore solerte, saldo nella fede, trasmessa dagli Apostoli, ma aperto a scrutare i nuovi orizzonti, sulla linea del Vaticano II. Poi, ormai da 20 anni, presenza discretissima e orante sul colle di Villa Specchia, assistito con premura nel graduale venir meno delle forze.

Nell’avvicinarsi del 50º consegno a Lui gli auguri e la profonda gratitudine di tutti, mentre chiedo di benedire più largamente in questa fausta ricorrenza la nostra chiesa di Brindisi Ostuni!

+ Domenico Caliandro

Arcivescovo di Brindisi-Ostuni

 

1. Questa comunicazione sia resa nota ai fedeli nelle forme più opportune nei giorni che precedono il 50º.

2. Alla preghiera dei fedeli della domenica che precede il 50º si aggiunga questa intenzione:

Per monsignor Settimio Todisco, di cui nei prossimi giorni si compie il 50º anniversario dell’ordinazione episcopale. Perché il Signore lo ricompensi per il bene che ha fatto alla nostra Diocesi; e con l’avanzare degli anni egli senta crescere in sé la gioia e le consolazioni della fede, preghiamo.

 




Festa della Promessa 2020

Domenica 16 Febbraio 2020

parrocchia San Vito martire – Brindisi




Avvio del Processo Diocesano per la canonizzazione di Antonietta Guadalupi

Solenne apertura del Processo diocesano per la canonizzazione della Serva di Dio Antonietta Guadalupi

– Cattedrale di Brindisi –

8 gennaio 2020 ore 18,00

Avrà luogo l’8 gennaio 2020 alle ore 18 presso la Cattedrale di Brindisi alla presenza di S.E. Mons. Domenico Caliandro, Arcivescovo di Brindisi-Ostuni, la solenne apertura del Processo diocesano per la canonizzazione della Serva di Dio AntoniettaGuadalupi (1947-2001), membro dell’Istituto Maria Santissima Annunziata, associato alla Società San Paolo. Promotori dell’evento sono lo stesso Istituto Maria Santissima Annunziata e la Diocesi di Brindisi-Ostuni. Postulatore della causa è don Domenico Soliman, postulatore generale della Famiglia Paolina.

Il programma prevede alle ore 18 la celebrazione della Liturgia dei Vespri e, a seguire, l’apertura della prima Sessione del Processo diocesano.

Adottando una fortunata espressione del Card. Carlo Maria Martini, Antonietta Guadalupi può essere annoverata tra i “profeti minori del nostro tempo”. Nasce a Brindisi il 22 novembre 1947. A soli 13 anni perde la mamma e decide di lasciare gli studi per prendersi cura del padre e del fratello. Una volta ripresa la scuola, deve però interromperla di nuovo pochi anni dopo a causa della morte del padre. Tenace e volitiva, Antonietta riuscirà più tardi a conseguire la maturità classica e a iscriversi alla Facoltà di Medicina e Chirurgia di Bari, anche se poi non completerà il corso di studi.

All’età di 19 anni entra nell’Istituto Maria SS. Annunziata, fondato dal Beato Giacomo Alberione e appartenente alla Famiglia Paolina. Nel 1974, su consiglio di don Gabriele Amorthl’allora responsabile delle Annunziatine (così si chiamano comunemente i membri di tale Istituto), si reca a Milano per studiare presso lIstituto Nazionale dei Tumori.

Al centro del suo progetto spirituale si colloca la piena conformazione a Cristo secondo il più genuino messaggio di San Paolo (cfr. Gal 2,20), così come interpretato e trasmesso ai suoi figli e figlie dal Beato Giacomo Alberione, fondatore della Famiglia Paolina.

Antonietta diventa così la prima assistente sanitaria, un incarico all’epoca innovativo e pensato per accompagnare personalmente il malato e i suoi familiari nel difficile percorso di cura. Spende oltre 25 anni di vita in quella che per lei è una vera e propria missione, mettendo non solo grande dedizione e competenza, ma diventando soprattutto una vera testimone evangelica del gioioso donarsi, sempre sostenuta da una fede incrollabile, anche nei momenti di fatica e di buio. Nel suo ufficio si respira sempre un clima di accoglienza e serenità, che i pazienti colgono immediatamente. A volte malati e familiari le chiedono l’impossibile e lei, invece di scoraggiarsi, forte solo della sua fede, si rivolge a Colui al quale «tutto è possibile». Più il dolore e la prova sono forti e quasi senza speranza, più riesce, con la sua grande fede nella Provvidenza, a trasmettere pace e consolazione. Sia nelle situazioni ordinarie che in quelle più difficili si colgono sulla sua bocca espressioni come: «Grazie!», «Alleluia!», «È perfetta letizia!». Antonietta con il suo stile di vita comunicava l’amore del Signore, nel suo donarsi agli altri era testimone di quella “cultura dell’incontro” che rappresenta uno dei cardini del Magistero di Papa Francesco.

Antonietta si spegne il 30 luglio 2001, alletà di 53 anni, a causa di un tumore allintestino. Le sue spoglie riposano nel cimitero di Brindisi. 




Settimana Teologica 2020

Carissimi, 

come ogni anno ci prepariamo alla Settimana Teologica Diocesana con il desiderio e la disponibilità di vivere un’ esperienza di formazione permanente. 

Come già comunicato nel calendario diocesano, vivremo il suddetto appuntamento di formazione dal 13 al 17 gennaio 2020. 

Sarà don Vito Mignozzi, presbitero della Diocesi di Castellaneta, preside della Facoltà Teologica Pugliese, ad accompagnarci nel percorso di approfondimento del tema pastorale annuale:

 

“ La Chiesa grembo dello Spirito che genera alla vita i figli ”.

 

Destinatari di questa iniziativa di formazione sono tutti i presbiteri, i religiosi, le religiose e gli operatori pastorali e in modo particolare i membri del Consiglio Pastorale Parrocchiale e Vicariale, gli insegnanti di religione cattolica, i membri delle associazioni e movimenti e gruppi parrocchiali e diocesani.

Come per gli anni passati, ogni comunità è invitata a individuare e comunicare quanto prima i tre laici che insieme al parroco, dopo la relazione di fondo, si recheranno nei gruppi di approfondimento.
desiderare

partorire

prendersi cura

lasciar andare

Prima serata

Seconda serata

Terza serata

Quarta serata

Sintesi dei gruppi

Intervento Arcivescovo




Weekend di formazione

Il Servizio diocesano di Pastorale Giovanile, nell’ambito del progettORATORIO, organizza un weekend di formazione sabato 11 e domenica 12 gennaio 2020, presso la Parrocchia “San Giustino de Jacobis” in Brindisi, con Gigi Cotichella(Ago Formazione) e dal tema “La forma è il contenuto”. La formazione sarà strutturata in 4 incontri/laboratori, rivolti a più destinatari.

ISCRIVITI SELEZIONANDO L’INCONTRO A CUI VUOI PARTECIPARE COMPILANDO IL FORM AL LINK: https://forms.gle/kJSZfFHH7cu6ZKm48